Magia e Potere Dal Rinascimento alla Chaos Magik.
Magia e Potere Dal Rinascimento alla Chaos Magik.

La Notte di Michelangelo Buonarroti (1475-1564) è una delle sue massime espressioni scultoree. Scolpita tra il 1526 e il 1531, dalle dimensioni di un metro e mezzo per un metro e cinquantacinque centimetri, è posta nella Sacrestia Nuova della chiesa di San Lorenzo in Firenze. Insieme a “Il Giorno”, “Il Crepuscolo” e “L’Aurora” è una delle quattro allegorie della giornata ed è collocata a sinistra sul sarcofago della tomba di Giuliano De’ Medici. Michelangelo mostra in questa scultura la sua piena maturità artistica con una posa plastica ripresa forse da un cartone, “La Leda E Il Cigno” da lui dipinto in precedenza e poi andato perduto, di cui esistono solo copie.
Indice
Il segreto dei segreti
Iniziati
Geroglifici
Amor
L’Amore cieco
La dottrina dei contrari
Lo smembramento come supremo sacrificio
Amore/Morte
Michelangelo, Leda e la Notte
Dal Rinascimento alla magia del Chaos Magik di oggi
Lo spin doctor magico
Sta operando in politica la Magia del Caos di derivazione rinascimentale?
Il segreto dei segreti
Il segreto dei segreti
Tutto ebbe inizio a Firenze tra il 1438 e il 1439. Giorgio Gemisto Pletone (Costantinopoli 1355 – Mistra 1452), un filosofo neoplatonico bizantino, assieme ad altri illustri filosofi orientali, tra cui il cardinal Bessarione da Trebisonda (1395-1472), sostenitore dell'unione delle due Chiese d'oriente e d'occidente, venne in Italia al seguito dell'imperatore bizantino Giovanni VIII, come suo consigliere, per partecipare al Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze. Da quanto scrive Marsilio Ficino, Cosimo de' Medici (1389-1464) nonno di Lorenzo de’ Medici, ascoltando i suoi discorsi si convinse della necessità di un ritorno agli antichi valori spirituali e politici della filosofia platonica e per questo si adoperò per la fondazione dell'Accademia neoplatonica fiorentina. Pur molto anziano, Pletone tenne lezioni su Platone e sugli Oracoli Caldaici, presentandoli come espressione della dottrina di Zoroastro (Zarathustra), "priscus theologus", considerato la fonte principale di una sapienza solare antichissima manifestatasi per gradi, e della quale Pitagora e Platone risultavano
essere tra i massimi rappresentanti. Egli ricollegò a tale filone tradizionale anche Minosse, Licurgo, Numa, i sacerdoti di Dodona, i Sette Sapienti, Parmenide, Timeo, Plutarco, Porfirio, Giamblico, i Magi e perfino i Brahmani. "Tutti questi, essendo in accordo intorno alla maggior parte delle questioni fondamentali, sembrano aver dettato le loro concezioni, come le migliori, agli uomini più sensati. Noi dunque li seguiremo senza cercare novità nostre o altrui ... i sapienti esprimono sempre opinioni in armonia con le convinzioni più antiche...". Questa prisca theologia era il segreto dei segreti, perché rappresentava il cuore di tutte le religioni. Secondo il filosofo bizantino, inoltre, Platone era stato un precursore del pensiero cristiano. Era stato Platone, infatti, a scrivere che ogni comunione tra i mortali e gli dèi si stabiliva attraverso la mediazione dell’Amore. Fu poi il platonista Marsilio Ficino, ad aggiungere il leggendario Ermete Trismegisto, alla catena aurea di pensatori pagani che avrebbero tramandato nei secoli questa rivelazione primordiale della prisca theologia: una filosofia perenne condivisa da tutte le religioni. Questa convinzione che ebbe una
grande influenza sul pensiero rinascimentale, è arrivata quasi intatta fino a noi e ha permesso di indirizzare il Cristianesimo verso una sorta di coscienza multi religiosa. Secondo il filosofo e canonico Agostino Steuco (Gubbio 1497 – Venezia 1548) esegeta dei testi biblici e profondo conoscitore delle lingue latina, greca ed ebraica, questa filosofia perenne era la fonte originaria da cui erano emersi sia il platonismo che il cristianesimo. Da qui alla dottrina segreta universale ottocentesca di Eliphas Levi, al Tradizionalismo di René Guénon il passo è breve e logico, e lo vedremo alla fine della nostra storia.
Le opere che ispirarono i filosofi e i maghi rinascimentali e che erano ritenute molto antiche, in realtà sono opere scritte fra il II e il III secolo d.C. Quella che era creduta una sapienza egiziana, era invero non molto posteriore a quella dei patriarchi e profeti ebraici, di gran lunga posteriore a Platone e ai filosofi dell’antichità greca. Alla base del pensiero magico rinascimentale vi fu un errore cronologico di non poca rilevanza, perché il vero riferimento di
questi pensatori e poi di tutti coloro che li seguirono nelle loro ‘considerazioni filosofiche’, era l’ambiente pagano del Cristianesimo primitivo. Una religione del mondo fortemente imbevuta di influenze magiche e orientali, che aveva costituito la versione gnostica della filosofia greca, il rifugio dei pagani che cercavano, come noi oggi, una risposta ai problemi della vita, ma diversa da quella che offrivano i primi cristiani loro contemporanei. Sotto il nome di Ermete Trismegisto si era sviluppata una letteratura in lingua greca che trattava di astrologia e scienze occulte, della vita segreta delle piante e delle pietre e della magia basata sulla loro conoscenza. Della fabbricazione di talismani per attingere il potere delle stelle, una raccolta di formule per praticare la magia astrale, e anche una letteratura filosofica attribuita a Ermete Trismegisto. L’Ascelpius e il Corpus Hermeticum trattati fondamentali della magia rinascimentale, vanno datati tra il 100 e il 300 d.C. e sono attribuibili a vari autori sconosciuti, probabilmente tutti greci. L’Asclepius è la traduzione latina di un originale greco del secolo II o III, intitolato Logos teleios e compreso talvolta
erroneamente fra le opere di Apuleio (secolo II). Era noto a sant'Agostino e a Lattanzio, e presenta in forma dialogica la rivelazione di una verità filosofica sulla natura di Dio da parte del maestro Ermete Trismegisto all'allievo Asclepio. Il Corpus Hermeticum (raccolta delle opere di Ermes) è una raccolta di scritti filosofico-religiosi di epoca tardoellenistica (II-III secolo d.C.) attribuiti a Ermete Trismegisto ed è la fonte d'ispirazione del pensiero ermetico e neoplatonico rinascimentale. Per secoli fu considerato un'opera appartenente alla letteratura dell'Antico Egitto. Secondo la tradizione, Ermete Trismegisto, tre volte grande, il più grande filosofo, il più grande sacerdote e il più grande re, visse ai tempi di Mosè. Marsilio Ficino, che tradusse per primo l'opera in latino, indicò Orfeo con i suoi Inni, Platone e Plotino come i più tardi rappresentanti della sapienza antica contenuta nel Corpus. Il Pimander, il primo dei trattati contenuti nel Corpus Hermeticum, descrive la creazione del mondo similmente alla Genesi. Gli altri trattati descrivono l’ascesa dell’anima attraverso le sfere dei pianeti fino al supremo regno divino, e offrono
estatiche descrizioni del processo di rigenerazione che permette all’anima di spezzare le catene che la legano al mondo materiale riempiendosi di poteri e virtù divini. Il più grande desiderio umano di sempre.
Iniziati
Per arrivare a comprendere la prisca theologia, la rivelazione delle rivelazioni, bisognava essere però degli iniziati. Infatti, Orfeo, rappresentante di questa sapienza antica, attraverso i suoi ‘misteri’ narrava proprio questa iniziazione. Un rito popolare di iniziazione, perché il primo e originario significato della parola ‘misteri’, era esemplificato nelle feste di Eleusi: un rito molto affollato al quale partecipavano migliaia di persone, senza tener conto del merito individuale. Tutti, una volta purificati dal timore della morte, erano accolti nella compagnia dei beati legati a essa con un voto di silenzio. I filosofi consideravano molto criticamente questo rituale di massa. Platone nella settima Lettera segnala i danni sociali che possono derivare dal prendere parte a queste feste collettive che stimolavano soprattutto le emozioni delle persone. Egli sottolinea che è la filosofia la vera iniziazione mistica: una ricerca consapevole per pochi eletti. Ma anche la filosofia cercava la stessa cosa di quelle persone che affollavano i misteri orfici: la purificazione dell’anima, l’accettazione della morte, il
potere di entrare in comunione con l’Aldilà. La filosofia però si distingueva perché era un esercizio razionale, un addestramento nell’arte della dialettica che purgava l’anima dall’errore e dalle emozioni. L’anima si separava dal corpo, si raccoglieva e ricomponeva come nella morte. I veri filosofi, secondo Platone, studiavano continuamente la morte, la liberazione dell’anima, la sua separazione dal corpo. Per cui, morire, passare nel mondo infero senza prima essere stati iniziati dalla filosofia e purificati avrebbe significato la vera morte. Quando esiste un rituale, una iniziazione, esistono anche delle parole, dei termini e una terminologia rituale che diventerà presto ‘magia’. Perché da sempre l’uomo crede che la parola sia anche azione e possa cambiare la realtà. I termini e i simboli di questa iniziazione filosofica sono imprescindibili per coloro che si trovano ancora all’esterno del ‘Tempio’ e aspirano a entrarvi. Immagini sacre e formule incantatorie furono usate dai maghi rinascimentali, infaticabili lettori dei filosofi platonici, per tentare di estrarre il senso riposto della sapienza filosofica, e giungere così ai segreti della vita e della morte. La magia era
soprattutto manipolazione delle parole. Malìe e incantesimi derivanti dai riti pagani furono considerati amplificazioni o mascheramenti della disciplina platonica. Leggendo Plutarco, Porfirio e Proclo i maghi rinascimentali impararono il linguaggio ingannevole dell’occulto che per parlare con esattezza del supremo Uno, non lo deve nominare. Secondo Plotino, infatti, l’Uno è al di là sia della parola che dello scritto. Per questo i filosofi e i maghi rinascimentali rendevano elusivo e provocatorio il proprio linguaggio, perché velare voleva dire rivelare. E l’essere umano spesso funziona così: che l’oscurità dell’espressione, il mistero che avvolge un’idea e la dissimula è il più bell’ornamento, una potentissima causa di attrazione. Anzi, il mistero, l’oscurità, conferma l’autorità di una verità. Più essa è nascosta e segreta, più sembra vera. Più è comprensibile a pochi, più è vera. I maghi rinascimentali ostentano la loro sapienza criptica: parlano per enigmi con parole che sono comunicate e non comunicate. Piacciono molto i giochi di parole di Apuleio: «Ecco ti ho comunicato ciò che, quantunque udito, devi tuttavia ignorare». Le rivelazioni mistiche
dovevano adottare simboli incongrui affinché le cose divine potessero restare di non facile accesso ai più.
Geroglifici
Pico della Mirandola sosteneva che tutte le religioni pagane si erano servite di immagini ‘geroglifiche’, per dissimulare le loro rivelazioni sotto miti e favole che avevano lo scopo di distrarre l’attenzione della moltitudine e proteggere così dalla profanazione i segreti divini. Come Marsilio Ficino, anche Pico credeva che gli Inni Orfici dissimulassero una rivelazione religiosa che doveva essere intesa solo da una piccola cerchia di iniziati. La Bibbia aveva in comune con la tradizione pagana una virtù: esistevano dei misteri ebraici, oltre a quelli pagani. Ad esempio, perché Mosè aveva passato quaranta giorni sul Monte Sinai? Davvero a Dio servivano quaranta giorni per consegnare a Mosè due tavole contenenti dieci comandamenti? Era evidente, secondo Pico, che Dio aveva parlato con Mosè di altri temi, rivelandogli innumerevoli segreti divini che non dovevano essere trascritti. Questi segreti erano poi stati tramandati fra i rabbini per tradizione orale, con il nome di Cabala. Il testo biblico era la corteccia, la Cabala ‘le midolle’. La Legge era stata data a molti,
ma la comprensione spirituale di essa era stata concessa soltanto a pochi. Lo stesso era accaduto con Cristo che era imago subtantiae Dei, e che non aveva scritto il vangelo ma lo aveva predicato per mezzo di parabole ai più, e spiegato in segreto a pochi. Dionigi Areopagita, quel discepolo di Paolo che ritroviamo negli Atti, XVII, 34, aveva ricevuto la sua iniziazione mistica proprio da Paolo, in via puramente orale, ma la aveva affidata poi alla carta. Tutta una serie di scritti mistici neoplatonici, composti sembra nel quinto secolo d.C., erano infatti attribuiti a Dionigi Areopagita, e furono creduti pienamente e convintamente dai maghi rinascimentali. Secondo Pico i vari misteri pagani, ebraici e cristiani erano profondamente affini, non differivano nella sostanza ma solo nel nome. Da qui nacque una filosofia della tolleranza, che presumeva una concordanza nascosta: il pensiero cabalistico e le immagini pagane diventavano nuove ancelle della teologia cristiana, e andavano usate a proprio vantaggio dal teologo. Ma come potevano Pico e altri pensatori rinascimentali trovare questa segreta affinità tra la rivelazione pagana e quella biblica? La risposta è molto
semplicemente, storica: le fonti a disposizione dei filosofi e maghi rinascimentali appartenevano tutte alla tarda antichità, se non erano addirittura medievali. Erano tarde speculazioni neoplatoniche che si pensava nascondessero un’antica religione misterica, più antica di Omero e di Esiodo. La cultura pagana del rinascimento è in realtà un sincretismo tardo antico. Così Platone stesso era letto con gli occhi di Plotino, e ciò permetteva con estrema facilità che un’immagine del linguaggio cristiano fosse trasferito a un soggetto pagano, e una Maddalena o una Madonna potesse rassomigliare a una Venere. Plotino era considerato uno dei più importanti filosofi dell'antichità, erede di Platone e padre del neoplatonismo. Le informazioni biografiche su di lui provengono per la maggior parte dalla Vita di Plotino, composta da Porfirio come prefazione alle Enneadi, gli unici scritti di Plotino che hanno ispirato per secoli teologi, mistici e metafisici "pagani", cristiani, ebrei, musulmani e gnostici. Inizia al tempo di Plotino l'intensa attività della patristica (il pensiero cristiano dei primi secoli), che tenta di dare alle comunità cristiane una filosofia e
una teologia conciliabili con la religione, e all'altezza della filosofia antica. Plotino fu assai vicino alla nascente teologia cristiana, anche se non attribuisce all'Uno una volontà, né un finalismo, a differenza del Dio cristiano. Molti suoi temi furono comunque fatti propri dai padri della Chiesa, soprattutto dalla scuola alessandrina. Agostino d'Ippona si rifece ampiamente a Plotino, in particolare per il tema della libertà. Per Plotino l'uomo è l'unico essere libero che può tornare all'Uno. Il libero arbitrio dell'uomo diventa foriero di un dualismo lacerante dovuto alla scelta tra bene e male. Agostino cercherà di approfondire l'aspetto del male radicale, in virtù del quale l'essere umano sembra capace di compiere azioni malvagie per sé stesse, volgendo volontariamente le spalle a Dio. Mentre però per Agostino Dio dona all'uomo la croce di Cristo mediatore, per Plotino egli ha le forze per salvarsi da solo. Plotino è stato tuttavia un autore poco noto, perché il suo pensiero era spesso identificato con quello di Platone. A lui si rifecero soprattutto i filosofi rinascimentali di cui stiamo trattando, e i primi idealisti romantici. La sua influenza è stata determinante perfino in pensatori
che a stento ne conobbero il nome come Schopenhauer. Nell'ambito dell'islamismo la corrente mistica del sufismo s'ispirò al neoplatonismo plotiniano.
Amor
L’intero pantheon greco nel sistema di Pico e Ficino, ruotava attorno a Venere e Amor. Secondo Platone, infatti (considerato dai filosofi rinascimentali quasi come Dio Padre e Plotino come Gesù), la comunione tra i mortali e gli dèi si stabiliva attraverso la mediazione dell’Amore. Secondo Ficino, l’amore era il nodo perpetuo e la congiunzione dell’universo, e tutte le parti erano saldate l’una all’altra mediante una carità reciproca, perché come aveva scritto sant’Agostino: «Tria in Charitate, velut vestigium Trinitatis». Venere era dispensatrice di doni particolari, definiva il sistema universale degli scambi mediante i quali i doni divini erano messi in circolazione. L’immagine delle tre Grazie, che si presenta così spesso nel Rinascimento, appariva una figura appropriata a illustrare il ritmo dialettico dell’universo. Le Grazie erano considerate la triade esemplare, l’archetipo sul quale erano modellate tutte le altre triadi della dottrina neoplatonica: la triade logica species-numerus-modus, la triade teologica Mercurio-Apollo-Venere, la triade morale
Veritas-Concordia-Pulchritudo. E tutte le triadi erano governate dalla legge della emanatio, raptio e remeatio. Una singola triade poteva così servire come cifra dell’universo, perché traccia della trinità divina. La dottrina delle ‘vestigia della Trinità’ era una delle misteriose rivelazioni che pagani e cristiani condividevano. Ficino ritrovò lo stesso pensiero fra i pitagorici e i platonici: la trinità, infatti, era considerata dai filosofi pitagorici la misura di tutte le cose. Ficino scrisse nel De Amore che Dio governa le cose mediante il tre, e che le cose stesse sono determinate mediante il tre. Il supremo fattore prima crea le cose, poi le trae a sé, e in terzo luogo le rende perfette: crea, rapit, perficio. Da qui la triade che spiega le tre fasi del circolo dell’amore divino: Pulcritudo-Amor-Voluptas. Amore è desiderio suscitato dalla bellezza. Il desiderio senza la bellezza non sarebbe amore, ma passione animale. La bellezza da sola, senza passione, sarebbe entità astratta che non suscita amore. Solo il rapimento vivificante di Amor può unire i due contrari di Pulchritudo e Voluptas. Ma per conseguire la perfetta unione dei contrari, l’Amore deve rivolgersi verso l’Aldilà, perché
se rimane accanto al mondo finito, la passione e la bellezza continueranno a essere in contrasto.
Le Tre Grazie è un dipinto a olio su tavola (17x17 cm) di Raffaello Sanzio,
databile al 1503-1504 conservato nel Museo Condé di Chantilly
Nicola Cusano (Kues, 1401 – Todi, 11 agosto 1464), cardinale, teologo, filosofo, umanista, giurista, mate matico e astronomo tedesco, spiegherà che: un circolo e una linea retta sono incompatibili fin tanto che rimangono finiti, ma coincidono se infiniti. Solo diventando Grazie trascendenti, uniti dal rapimento di Amore, Bellezza e Piacere potranno coincidere. Esiste dunque la necessità di un termine medio che crei equilibrio, Amor, che guardi all’Aldilà come al vero fine dell’estasi amorosa. Solo così l’uomo può raggiungere l’equilibrio nel tempo presente.
L’equilibrio è fondato sull’estasi amorosa, l’estasi è la gioia divina, l’Aldilà. Ma, paradossalmente, per ‘vedere’ cioè conoscere l’estasi divina bisogna essere ciechi. Amor deve essere senza occhi perché deve essere al di sopra dello stesso intelletto che è una limitazione, come diceva Orfeo. A questo punto la tradizione che vedeva nel cieco Cupido un simbolo di passione animale priva di luce, inferiore all’intelletto, fu del tutto ribaltata. Le dottrine neo-orfiche rinascimentali celebrarono la supremazia dell’amore cieco.
L’Amore cieco
Per Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Giordano Bruno, ma anche Lorenzo de’ Medici, la forma suprema dell’amore neoplatonico era la cecità. Giordano Bruno, in particolare, negli Eroici furori, distinse ben nove modi di cecità amorosa. La cecità sacra, secondo Bruno, è la più alta forma d’amore. E’ la presenza della divinità che acceca, con la sua luce. Ne consegue che si ‘vede’, cioè si conosce di più con gli occhi chiusi, che aperti. Giordano Bruno si collega alla teologia negativa di Pitagora e Dioniso, tralasciando come falsa quella dimostrativa di Aristotele e degli scolastici medievali: i misteri più alti trascendono la comprensione, per cui devono essere appresi in uno stato di oscurità in cui svaniscono le distinzioni della logica. Si poteva parlare a ragione di una ‘dotta ignoranza’. L’Uno’, il Dio nascosto, poteva essere descritto soltanto in negativo, cioè negandone gli aspetti che lo avrebbero reso finito. Ma l’Amore cieco, il cieco cupido, prese a questo punto una piega orfica inaspettata perché il cieco Eros era anche conosciuto come un dio volubile, un demone che
annebbiava l’intelligenza eccitando gli appetiti animali dell’uomo. La voluttà, infatti, era considerata un piacere cieco, ingannevole, corruttore ed effimero. Come poteva questo dio diventare una forza addirittura superiore alla ragione? Marsilio Ficino scriveva che l’unica cosa negativa dei piaceri dei sensi, è che sono effimeri, e per renderli eterni serve proprio l’intelletto. Tuttavia l’intelletto chiarificando restringe e pone dei limiti. Solo l’Amore poteva espandere la comprensione intellettuale eliminando i limiti. Per questo Pico celebrava soprattutto la cecità dell’amore supremo: «Entriamo nella luce dell’ignoranza e, accecati dall’oscurità del divino splendore, esclamiamo col profeta: venni meno nei tuoi cortili, o Signore». San Paolo nella lettera agli Efesini (19) dice:« Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente». Nel De occulta philosophia, Agrippa di Nittesheim riporta alla lettera le parole di Pico:«Perché Amor è cieco. Ideoque amorem Orpheus sine oculis describit, quia est supra intellectum». Di conseguenza Orfeo descrive l’Amore senza occhi, poichè è oltre l’intelletto.
Spiegando la creazione del mondo, Platone aveva scritto che un corpo che comprendesse in sé tutte le cose non avrebbe bisogno di occhi per vedere né di orecchi per udire, perché tutte le cose sarebbero già dentro di lui, e nessuna fuori di lui. Per questo i più alti misteri si devono vedere senza occhi e udire senza orecchi. A ciò si era riferito Orfeo quando aveva detto che Amore è senza occhi. I misteri allora si riceveranno non mediante i sensi ma con la pura anima. In ‘Sogno di una notte di mezza estate’ Shakespeare scrive:«Amore non guarda con gli occhi, ma con la mente. E per questo l’alato Cupido è raffigurato cieco».
Sull’Amore cieco le teorie di Ficino e Pico si divideranno. Pur ritenendo entrambi che la più alta forma d’amore è cieca, per Ficino la cecità derivava dalla gioia, mentre per Pico la cecità implicava una dottrina di auto annientamento mistico. Per Pico, l’uomo per accedere all’assoluto, deve abbandonarsi completamente a uno stato di non-conoscenza e avvicinarsi al segreto divino nella cecità dell’autodistruzione. Questa era per Pico una
suprema forma d’amore che in questo si distingueva dall’amicizia, perché non è ricambiata. Sarebbe infatti assurdo supporre che l’amore di un mortale per Dio, sia dello stesso genere dell’amore che Dio accorda a un mortale. Estendere la reciprocità a Dio è impossibile, per Pico. Per cui l’amore divino, incredibilmente e paradossalmente, diventa la suprema espressione della discordia. Si può conseguire una ‘felicità naturale’ scoprendo in se stessi l’orma di Dio, ma la ‘felicità suprema’ solo perdendosi in Dio.
Ora, alla luce di questi concetti, leggiamo il testo della canzone di De’ Andrè ‘La ballata dell’Amore cieco’:
Un uomo onesto, un uomo probo Tralalalalla tralallaleru S'innamorò perdutamente D'una che non lo amava niente. Gli disse portami domani Tralalalalla tralallaleru Gli disse portami domani Il cuore di tua madre per i miei cani. Lui dalla madre andò e l'uccise Tralalalalla tralallaleru Dal petto il cuore le strappò E dal suo amore ritornò. Non era il cuore, non era il cuore Tralalalalla tralallaleru
Non le bastava quell'orrore Voleva un'altra prova del suo cieco amore. Gli disse amor se mi vuoi bene Tralalalalla tralallaleru Gli disse amor se mi vuoi bene Tagliati dei polsi le quattro vene. Le vene ai polsi lui si tagliò Tralalalalla tralallaleru E come il sangue ne sgorgò Correndo come un pazzo da lei tornò. Gli disse lei ridendo forte, Tralalalalla tralallalero Gli disse lei ridendo forte, L'ultima tua prova sarà la morte. E mentre il sangue lento usciva E ormai cambiava il suo colore, La vanità fredda gioiva, Un uomo s'era ucciso per il suo amore. Fuori soffiava dolce il vento Tralalalalla tralallaleru Ma lei fu presa da sgomento Quando lo vide morir contento. Morir contento e innamorato Quando a lei niente era restato Non il suo amore non il suo bene Ma solo il sangue secco delle sue vene.
Il testo sembra un’esposizione della teoria di Pico della Mirandola dell’Amore cieco, e una sua severa confutazione. De’ Andrè condanna l’Amore cieco di Pico come un atto estremamente vanitoso, rispetto a un amore gioioso e incondizionato. Fabrizio De’ Andrè conosceva queste speculazioni filosofiche
rinascimentali? Conosceva la loro importanza all’interno del pensiero magico occidentale?
Un po’ meno rassicurante è la canzone degli U2 ‘Love is blindness’, anche questa secondo me si riferisce ai misteri d’amore rinascimentali, ci sono molti indizi assai chiari sparsi nel testo. La canzone non condanna l’aspetto ‘violento’:
Love is blindness, I don't want to see l'amore è cecità, non voglio vedere
Won't you wrap the night around me? non avvolgerai la notte intorno a me?
Oh, my heart, love is blindness oh, cuore mio, l'amore è cecità
I'm in a parked car, on a crowded street sono in una macchina parcheggiata, in una strada affollata
And I see my love made complete e vedo il mio amore rendermi completo
The thread is ripping, the knot is slipping il filo si sta strappando, il nodo sta scivolando
Love is blindness l'amore è cecità
Love is clockworks and it's cold steel l'amore è parole d'ordine e freddo acciaio
Fingers too numb to feel Dita troppo intorbidite per sentire
Squeeze the handle, blow out the candle strizza la maniglia, spegni la candela
Love is blindness l'amore è cecità
Love is blindness, I don't want to see l'amore è cecità, non voglio vedere
Won't you wrap the night around me? non avvolgerai la notte intorno a me?
Oh, my love oh, amore mio
Blindness Cecità
A little death without mourning una piccola morte senza
No call and no warning nessuna chiamata e nessuna preoccupazione
Baby, a dangerous idea piccola, un'idea pericolosa
That almost makes sense che ha quasi senso
Love is drowning in a deep well l'amore sta (...) veramente bene
All the secrets, and nobody else to tell turti i segreti, da non dire a nessun altro
Take the money Prendi i soldi
Why don't you honey? Perché non lo fai, tesoro?
Blindness Cecità
Love is blindness l'amore è cecità
I'm so sick of it, I don't want to see sono così stanco di questo, non voglio vedere
Why don't you just take the night Perché non prendi la notte
Wrap it all around me? avvolgila intorno a me
Oh, my love oh, amore mio
Blindness Cecità
Love is blindness l'amore è cecità
Mmhm, I'm too numb to feel mh, sono troppo stupido per sentire
Blow out the candles spegni la candela
Blindness Cecità
La dottrina dei contrari
Nel Sofista di Platone la dottrina dei contrari che si uniscono nella concordia, è così espressa: «L’essere è uno e molti, ed è tenuto insieme dall’inimicizia e dall’amicizia».
Plotino invece scrive:«Come vengono prodotti gli incantesimi? Mediante la concordia naturale dei principi simili e la contrarietà dei dissimili. La vera magia è l’Amore contenuto nell’Universo, e l’Odio ugualmente. In tutto l’universo c’è una sola generale armonia, benché formata di contrari».
Pico definì la bellezza un principio ‘composto’ e intrinsecamente ‘contrario’. Segue che in Dio non c’è bellezza perché la bellezza include anche il suo contrario, l’imperfezione. Così il principio dell’intero nella parte, implica che Venere si congiunga a Marte dio della guerra, e che la natura di Marte sia una parte essenziale di quella di Venere e viceversa. Per cui la ferocia può essere considerata amabile, e la vera amabilità è feroce. Nell’amante perfetto amabilità e ferocia coincidono. Il Dio della vendetta è anche il Dio dell’amore. La sua giustizia è
misericordia, la sua ira pietà, la sua stessa punizione è una benedizione perché purifica dal peccato. L’identità divina della collera e dell’amore, era il segreto della Bibbia. Aggiungo io, era la spiegazione dell’esistenza del Male. La coincidenza degli opposti nell’Uno supremo infiammò l’immaginazione artistica del rinascimento. Il motto che spiegava Erasmo nei suoi Adagia, festina lente, cioè affrettati lentamente, un evidente ossimoro, diventò la massima universalmente preferita nel Rinascimento. Una massima espressa in molte immagini: un delfino attorno a un’àncora, una tartaruga che porta sul guscio una vela, una vela attaccata a una colonna, una farfalla posata su un granchio, un falco che tiene nel becco i pesi di un orologio, una remora che si attorciglia attorno a una freccia, un’aquila e un agnello, una lince bendata. La stessa Bibbia diceva che bisognava essere astuti come il serpente e miti come una colomba: un solo rapido atto di crudeltà compiuto al tempo giusto, poteva risparmiare inutili crudeltà. Sembra di sentir parlare Machiavelli. Per questo l’unione finale non poteva che essere quella tra due apparenti contraddizioni, Amore e Morte: la
teoria eraclitea che gli opposti coincidono. Il cammino verso il basso e quello verso l’alto portano alla fine allo stesso punto. Festina lente era anche il segreto della Natura, come lo fu per il Rinascimento l’invenzione della palla di cannone, che divenne simbolo di potenza nascosta liberata al momento opportuno (festina lente). Nella sua Apologia Pico attribuiva alla magia naturale una forza simile alla palla di cannone:«Non esiste forza latente in cielo o in terra che il mago non possa liberare mediante appropriate sollecitazioni». E’ l’uomo il legame vitale tra le arti della magia e le opere della natura. L’uomo riconosce in se stesso le forze della natura, e nella natura il modello delle forze che sono dentro di lui. Inserendo la sua arte magica nella natura, egli può liberare forze più grandi delle proprie.
Leonardo da Vinci esplorò in questo modo i segreti della natura, desiderando liberare e imbrigliarne le forze nascoste. Il suo metodo disordinato, il suo apparente caos sconcertante per gli scienziati moderni, deriva proprio dal pensiero di Pico, da quella ricerca di affinità tra cose diverse che hanno le
caratteristiche di un potere magico. Pico definiva l’arte del mago un ‘matrimonio tra cielo e terra’: l’unione dei contrari.
Lo smembramento come supremo sacrificio
Ma, una volta che l’Uno supremo discende nei Molti, questo atto di creazione, secondo la dialettica neoplatonica, diviene un’agonia sacrificale perché l’Uno viene fatto a pezzi e disperso. Per cui la creazione è una morte cosmogonica, mediante la quale la potenza concentrata della divinità è offerta e sparsa. La discesa e la diffusione della potenza divina saranno seguite dalla sua resurrezione, quando i Molti saranno ricomposti nell’Uno. Lo ‘smembramento’ diventa atto creativo. I filosofi neoplatonici lo chiameranno Dioniso, Zagreo, Nictelio, Isodaite, e creeranno miti allegorici in cui le trasformazioni sono presentate come morte e distruzione seguite dal ritorno alla vita e dalla rinascita. Perciò, le ‘Cose Ultime’ della mistica, essendo estreme, potranno essere raffigurate solo come catastrofi. Pico descriverà ‘la violenzia dello amor celeste’. Una violenza che sarà espressa in immagini raffiguranti un’ardente passione molto umana. Una passione che, molto umanamente, ha
per oggetto la Donna. E alla fine, l’Amore Divino finì per incoraggiare il culto spirituale dei sensi. Ma l’Amore divino è dunque violento e distruttivo?
Consideriamo il dipinto di Tiziano ‘L’amor sacro e l’amor profano’.

Tiziano, 1515 circa, Galleria Borghese, Roma
Che tipo di fontana è quella dove le due donne del dipinto si incontrano? E’ una fontana d’amore perché lo indica la presenza di Amor che si china sull’acqua e ci gioca. Ma spostiamo la nostra attenzione sui rilievi che decorano la fontana, sono minacciosi e violenti: Tiziano, particolare Amor Sacro e Amor profano.
un uomo viene frustrato, una donna trascinata per i capelli, un cavallo senza briglie è condotto via per la criniera. Il cavallo è simbolo platonico della passione sensuale, della libido, quell’amore che Pico definiva ‘bestiale’. Queste scene crudeli e violente mostrano che la passione animale può essere imbrigliata, ma deve essere punita. La violenza è una fase dei misteri d’amore, e queste scene violente non erano inconsuete nei riti pagani di iniziazione. Il Rinascimento conosce benissimo queste raffigurazioni perché le vede nelle stanze romane appena scoperte, accessibili forse più allora che oggi.
Sia Ficino che Pico dicevano di sapere che nei riti pagani di iniziazione all’amore, il primo stadio era costituito da una purificazione della passione sensuale: un rito doloroso attraverso il quale l’amante si preparava alla comunione col dio. Per questo, i simboli di ‘castigazione’ furono introdotti cosi frequentemente nei contesti amorosi dagli artisti rinascimentali. Veronese illustrerà le ‘torture dell’Amore’, intese come prova purificatrice. I misteri amorosi di Platone ammettono solo due forme di amore castigato: l’amore celeste e l’amore umano. Incredibilmente, l’amore umano è il più misurato dei due, perché sa di essere effimero e finito ovvero limitato, mentre l’amore celeste, privo di ogni ornamento e limitazione è più appassionato e ardente, e violento. L’Amore divino può anche dunque essere, un dio di morte.
Seguendo questa ‘teoria’ dell’Amore consideriamo ora un’opera e un mito che mi hanno sempre molto incuriosito: il cassone nuziale di Sandro Botticelli. Fu commissionato nel 1483 da Lorenzo il Magnifico, il quale voleva regalare questa serie di opere a
Giannozzo Pucci e Lucrezia Bini per il loro matrimonio. E’ oggi conservato al Museo del Prado, a Madrid. Narra la storia di Nastagio degli Onesti, una strana storia per ornare un cassone nuziale.
Sandro Botticelli, 1483, cassone con le storie di Nastagio degli Onesti.
Nastagio degli Onesti era un uomo innamorato di una donna figlia di Paolo Traversari, però non era corrisposto. La donna cambierà idea dopo aver assistito a una punizione inflitta a un’altra donna, irriconoscente verso l’amante. Nel primo episodio Botticelli rappresenta il momento in cui Nastagio, dopo essere stato rifiutato dalla donna, abbandona la città e comincia a vagare per la foresta. Mentre cammina per la foresta, Nastagio vede una donna
seminuda che sta scappando terrorizzata, mentre dei cani la inseguono per azzannarla e alle loro spalle c’è un cavaliere armato che insegue con furia la donna. Nastagio prova a difendere la donna, ma purtroppo non riesce ad avere la meglio sugli assalitori. In questo spezzone narrativo, Botticelli rappresenta Nastagio più volte nella stessa scena (inserisce il protagonista ben tre volte), prima mentre vaga e poi mentre si imbatte nella donna in fuga. A fare da contorno alla scena c’è una grande foresta, con alberi molto alti, mentre sullo sfondo si può notare un paesaggio marittimo, che dona al tutto una forte profondità. Al confronto del grande ambiente, i protagonisti sembrano quasi delle miniature, ma nel contempo sono eccezionalmente dettagliati. La vicenda di Nastagio degli Onesti si rifà al mito di Atteone. Secondo il mito, nel corso di una battuta di caccia, Atteone provocò l'ira di Artemide quando la sorprese mentre faceva il bagno insieme alle sue compagne all'ombra della selva Gargafia. Il caldo estivo, infatti, le aveva convinte a riporre le vesti e a rinfrescarsi interrompendo la caccia. La dea, per impedire al cacciatore di proferir parola intorno a
quello che aveva visto, trasformò il giovane in un cervo spruzzandogli dell'acqua sul viso. Atteone si accorse della sua trasformazione solo quando scappando giunse a una fonte, dove poté specchiarsi nell'acqua. Intanto il cacciatore fu raggiunto dalla muta dei suoi cinquanta cani, resi furiosi da Artemide, i quali, non riconoscendolo, sbranarono il loro vecchio padrone. I cani, una volta divorato Atteone, si misero alla ricerca del loro padrone per tutta la foresta, riempiendola di dolorosi lamenti. Più tardi giunsero nella caverna di Chirone che donò loro un'immagine del padrone per attenuare il loro dolore. Giordano Bruno scrive che: «Atteone significa l’intelletto intento alla caccia della divina sapienza, all’apprension della beltà divina. Rarissimi dico son gli Atteoni alli quali sia dato dal destino di posser contemplar la Diana ignuda». Atteone rappresenta, dunque, il filosofo alla ricerca della Diana ignuda che altro non è che la Natura rivelata nella sua vera essenza. Atteone diventa così, anche per l' analogia con il pellicano che alimenta i figli con la propria carne prefigurando l' eucaristia, una nuova e inattesa Imago Christi.
Boccaccio fu sempre attratto dal mito di Atteone. Nel poema giovanile La Caccia di Diana, rovesciò il mito raccontando di un cervo che per amore si trasforma in «uomo d' intelletto». Nella più tarda Ecloga XI paragonò il pius Actheon che si dà in pasto ai propri cani al Cristo eucaristico che si dà in pasto ai fedeli. La novella di Nastagio degli Onesti, è fra le più famose del Decameron (V.8). Il cuore narrativo è l' allucinata visione di un cavaliere che va a caccia di una giovane donna e la fa sbranare dai cani. La tradizione conosceva “cacce infernali” simili a questa, ma rispetto a quelle la novella del Boccaccio non solo trasportava la scena dalla più fonda notte all' ombra diurna di un bosco in riva al mare, ma aveva in più il particolare, orripilante e decisivo, dei cani di cui la donna diventa preda e pasto. Da questa novella il Botticelli aveva preso spunto per il suo cassone nuziale? Boccaccio, ricordiamo, visse tra il 1313 e il 1375, nacque probabilmente a Firenze e fu autore del Decameron e di altre opere in volgare e in latino. Non conobbe mai direttamente Dante, ma ne ammirò l'opera e scrisse su di lui un Trattatello in laude di Dante che è anche una biografia. Curò
un'edizione manoscritta della Commedia, correggendone il testo e aggiungendo al titolo l'aggettivo Divina, che rimase nelle edizioni a stampa del Cinquecento. Verso la fine della sua vita iniziò una pubblica lettura dell'Inferno nella chiesa di Santo Stefano in Badia, interrotta al Canto XVII. Boccaccio nei suoi vari racconti vuole portare conforto alle vittime delle pene d'Amore che imperversa soprattutto sulle donne. Dante e Boccaccio hanno una concezione molto differente riguardo al ruolo della donna nel ‘gioco’ dell’amore. La principale differenza è la concezione teorica e divina dell'amore di Dante, in antitesi con quella più carnale di Boccaccio. Dante riteneva che la donna fosse l'unico tramite tra l'uomo e Dio, la riteneva dunque il ‘nodo’ della triade potremmo dire, per questo doveva essere nell’Aldilà, morta. In quasi tutte le sue opere, la donna è presentata con un'aggettivazione divina, un angelo. Ad esempio, nel sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare” possiamo notare, oltre all'aggettivazione divina di Beatrice (e par che sia una cosa venuta / da cielo in terra a miracol mostrare), come ogni uomo rimane quasi
pietrificato vedendola, e nessuno si azzarda ad avvicinarsi o a pensare di “toccarla”. Del tutto opposta è la visione di Boccaccio. Per lui la donna non è un angelo ma un essere umano. L'amore non è visto solo come qualcosa di teorico, ma diventa un sentimento umano e terreno che spesso coinvolge la carne altrettanto o più dello spirito, e accende le passioni più sensuali: può essere all'origine di grande felicità, ma anche di delusione, sofferenze, tradimenti, gelosia, odio e violenza. L’Amore può essere anche Discordia.
Nell’Hypnerotomachia Poliphili letteralmente "Combattimento amoroso di Polifilo in sogno", romanzo allegorico, stampato a Venezia da Aldo Manuzio nel dicembre 1499, e attribuito da alcuni al misterioso frate domenicano Francesco Colonna del convento domenicano di Treviso, da altri a Francesco Colonna nobile romano; l’argomento è un viaggio iniziatico che ha per tema centrale la ricerca della donna amata, che ormai sappiamo essere metafora di una trasformazione interiore alla ricerca dell'Amore platonico. Il viaggio iniziatico richiama alla
mente un grande romanzo dell'antichità, le Metamorfosi di Apuleio. I continui richiami alle divinità dell'antica Roma fanno del romanzo un'opera dichiaratamente pagana, il che spiega perché fu stampata anonima. E’ un’opera che sicuramente ispirò Giorgione, e che si trovava nelle librerie di tutti gli umanisti del tempo. Ebbene, nel primo libro dell’Hypnerotomachia, si narra che Polifilo prende parte a una complessa cerimonia officiata da un’anziana sacerdotessa, una specie di Santa Messa che si conclude fra miracolose fioriture di rose nate dal sangue. Terminati i riti, Polifilo e l’amata Polia ritrovata, innamorati vanno ad esplorare le rovine di un antico santuario che ospita un cimitero colmo di lapidi di amanti morti. Attraversandolo, dopo aver contemplato un dipinto in cui si descrivono i regni dell’oltretomba e le punizioni inflitte a chi ha travalicato le leggi di amore, si giunge finalmente al mare, dove la nave di Cupido attende entrambi per imbarcarli verso Citera. Arrivati sull’isola, Polia e Polifilo partecipano al trionfo di Amore, che li conduce a un anfiteatro. Al suo centro si trova la fontana di Venere, in cui sta la Divina
Madre occultata da una cortina. Cupido offre agli innamorati una freccia d’oro grazie a cui penetrare il velame; Polifilo esegue, e Venere appare. Segue un matrimonio mistico fra i due giovani, benedetto dalla divinità e sancito dalla ferita di entrambi, trafitti dalla medesima freccia.
Che fiore sta sulla fontana dell’Amore nel quadro di Tiziano L’amor sacro e l’amor profano?
Amore/morte
I riti pagani, gli uomini rinascimentali li conobbero attraverso sarcofagi romani. Un particolare che non si sottolinea mai abbastanza. Per cui conobbero miti che appartenevano a un contesto sepolcrale, e indagarono il loro significato segreto. Non li interpretarono come semplici favole, ma come allusioni ai misteri della morte dell’Adilà, e tutto in termini neoplatonici. Un artista rinascimentale, vedendo raffigurato su un sarcofago romano il tema di Leda e il Cigno, avrebbe cercato di capire perché mai un’avventura amorosa di Giove fosse stata scelta per decorare una tomba. Si sarebbe domandato perché gli amori degli dei antichi apparivano sui sarcofagi così spesso. Gli amori di Bacco per Arianna, di Marte per Rea, di Zeus per Ganimede, di Diana per Endimione. Tutte variazioni di uno stesso tema: l’amore di un dio per un mortale. Forse che morire significava essere amati da un dio, e partecipare per mezzo di lui alla beatitudine eterna? Un umanista rinascimentale scrive:«Ci sono molti tipi di morte, ma il più apprezzato e lodato sia dai saggi dell’antichità
sia dall’autorità della Bibbia è questo: quando coloro che bramano Dio e desiderano congiungersi con lui (che fare non si può in questa prigione della carne), sono rapiti in cielo e liberati dal corpo per mezzo di una morte che è il sonno più profondo. In questo modo san Paolo desiderava di morire quando disse: “Bramo di dissolvermi e di essere con Cristo”. Questo tipo di morte era chiamato bacio dai teologi simbolici, la mors osculi dei cabalisti». Pico scrisse sulla ‘morte di bacio’ nel suo Commento. I misteri pagani d’amore culminavano in uno hieros gamos, un’unione estatica col dio che veniva sperimentata dal neofita come un’iniziazione alla morte. Come scrive Pico:«Alceste perfettamente amò, che all’amato andare volse per morte, e morendo per amore fu per la grazia delli Dei a vista restituita». Amore come morte era concetto accettato nella cerchia medicea, tanto che lo stesso Lorenzo de’ Medici spiegava commentando i suoi sonetti, che cantando l’amore aveva iniziato con un sonetto sulla morte:«Perché chi vive ad amore, muore prima all’altre cose. E se lo amore ha in sé quella perfezione che già abbiamo detto, è impossibile venire a tale
perfezione se prima non si muore». La teoria platonica dell’amore diventava così una chiave per interpretare una determinata filosofia della morte. E i sarcofagi romani sembravano proprio rivelare questi misteri, che possono togliere la paura della Morte.
«Natura insegna a noi temer la morte, ma Amor poi mirabilmente face suave a’ suoi quel ch’è ad ogni altro amaro». Questi sono versi di Lorenzo de’ Medici: amore rende la morte meno amara. Amor come dolce-amaro. L’espressione deriva da Saffo, ma sembra che i filosofi neoplatonici lo ignorassero. Erasmo la farà derivare da Plauto, Ficino la presentò come un concetto orfico-platonico: «L’amore viene detto amaro (res amara) da Platone, e non a torto perché la morte è inseparabile dall’amore (quia moritur quisquis amat). E anche Orfeo chiamava l’amore dolce-amaro, perché l’amore è una morte volontaria. In quanto morte è amaro, ma essendo volontario è dolce». Un dipinto di Lorenzo Lotto mostra Amor che incorona un teschio posato su un cuscino, emblema di dolcezza o voluptas.

Bisogna sottolineare che solo Ficino fa derivare questo concetto da Orfeo. Ma Ficino pensava che tutti i misteri neoplatonici derivassero da Orfeo.
Michelangelo Leda e la Notte
Michelangelo crebbe nella cerchia dei Medici, tra i poeti orfici neoplatonici del dulce amarum, guidato nei suoi studi giovanili da Poliziano. Fu Michelangelo a estrarre l’immagine di Leda dal contesto sepolcrale nel quale era stata scoperta, e a trasformarla in una allegoria della Notte. La Notte di Michelangelo è accompagnata dall’immagine di una civetta, collocata sotto l’angolo formato dal ginocchio della statua, adagiata sopra una maschera e sopra un fascio di papaveri che sono simboli della Morte e del Sonno.

La Notte, scultura in marmo,Michelangelo Buonarroti, databile al 1526-1531.
Fa parte della decorazione della Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze.
In particolare è una delle quattro allegorie delle Parti della Giornata, e si trova
a sinistra sul sarcofago della tomba di Giuliano de' Medici duca di Nemours.
Morte e Sonno sono i figli della Notte. Leda e la Notte diventano una cosa sola, e rappresentano due aspetti di una teoria della morte nella quale dolore e gioia coincidono. Michelangelo aveva un culto della melanconia, e apparteneva, a differenza di Raffaello, alla scuola della ‘notte’. La scuola della notte comportava il rito dionisiaco. Spiegando i misteri bacchici nel De hominis dignitate, Pico sosteneva che l’ispirazione di Apollo richiede sempre in noi, lo
smembramento di Osiride, che lui identificava come Bacco. Bacco suscitava passioni oscure e incontrollabili. Marsia era un seguace di Bacco che entrò in conflitto con la purezza della musica di Apollo. Marsia finì scorticato, una tragica ordalia di purificazione mediante la quale la bruttezza dell’uomo esterno viene lacerata per liberare la bellezza del suo interno. Raffaello affrontò il mistero di Marsia, con lucidità, nella Stanza della Segnatura, in Vaticano, trasformando il racconto raccapricciante in una razionale metafora socraticica.
Apollo e Marsia, affresco di Raffaello Sanzio,
databile al 1508, facente parte della decorazione
della volta della Stanza della Segnatura nei Musei Vaticani
E il modello fu ancora un sarcofago romano. Michelangelo, invece, nel Giudizio universale si
immedesima nell’apostolo scorticato che solleva il coltello con cui viene martirizzato, mentre con la mano sinistra tiene la pelle raccapricciante sulla quale l’artista dipinse il suo autoritratto.
Giudizio Universale, di Michelangelo Buonarroti, realizzato
tra il 1535 e il 1541 su commissione di Papa Clemente VII
per decorare la parete dietro l'altare della Cappella Sistina
(Musei Vaticani, Città del Vaticano).
Attraverso la sofferenza della morte la bruttezza dell’uomo esterno si lacera e l’uomo interno risorge
puro, dopo essersi liberato della morta spoglia. La differenza di rappresentazione tra Raffaello e Michelangelo è sostanziale.
E ora, guardando il Bacco di Michelangelo, che tanto scandalo fece a Firenze, sappiamo che cosa simboleggia soprattutto considerando la pelle di quell’animale scorticato ai suoi piedi: quel bellissimo dio che offre la coppa della gioia, introduce in realtà a un rito di distruzione crudele.
Bacco scultura marmorea di Michelangelo Buonarroti
databile al 1496 – 1497, conservata nel Museo
nazionale del Bargello a Firenze.
Il satiro ai suoi piedi metà uomo e metà animale sorregge il simbolo dell’angoscia: l’uva. La statua di Bacco di Michelangelo è scopertamente pagana, ed egli la scolpisce proprio quando a Firenze l’influenza del Savonarola è fortissima. Ma pochi sanno che il Savonarola era a sua volta profondamente influenzato dal platonismo mistico di Ficino e di Pico, e tracce se ne trovano nei suoi scritti. In un contesto mistico, anche il severo monaco fiorentino era disposto a incoraggiare l’imitazione di modelli pagani. Nello stesso periodo in cui Michelangelo esegue il Bacco, esegue anche la Pietà di San Pietro. Il rito dionisiaco dello scorticamento è in Michelangelo uno dei misteri orfici d’amore.
Dal Rinascimento al Chaos Magik di oggi
Elipahs Lévi il più famoso occultista e studioso di esoterismo dell'Ottocento, sosteneva l’esistenza di una rivelazione originaria che aveva ispirato tutte le religioni, e che sarebbe alla base dell’occultismo. Una dottrina che è la stessa ovunque e che ovunque è nascosta. Presente nei Veda induisti, nella sfinge egizia, nell’alchimia, nelle iniziazioni delle società segrete, e così via. Si poteva diventare padroni di questa verità con la disciplina della volontà, in altre parole controllando la nostra immaginazione creatrice attraverso la nostra volontà. Lévi collegò i tarocchi e la Cabala mettendo in relazione le ventidue lettere ebraiche con i ventidue trionfi dei tarocchi, gli arcani maggiori, e collegando anche i quattro semi alla quattro lettere del tetragramma biblico, cioè l’impronunciabile nome di Dio. La maggior parte degli storici dei tarocchi ritiene questo un errore, e che non esista tra l’altro alcuna connessione nemmeno con l’antico Egitto, come sostenuto da Lévi, secondo il quale i tarocchi sarebbero il libro di Thot, dio egizio della magia. Anche studiosi accademici di mistica
ebraica sottolineano come le interpretazioni di Lévi siano profondamente errate. Tuttavia errore o meno, questa teoria fu la base di tutta la magia che venne dopo. Fu Alister Crowley a spingersi più in là, sviluppando un sistema di magia sessuale. L’artista mago Austin Osman Spare, che per un breve periodo fece parte della società di Crowley, ideò un sistema magico che ridicolizzava la stessa magia cerimoniale del maestro, e si basava invece su intuizioni e istinti creativi. Si trattava ad esempio di scrivere su un pezzo di carta un desiderio, realizzabile, e poi di cancellarne ogni lettera che si ripeteva. A quel punto, con le lettere rimanenti si delineava un sigillo da caricare con l’immaginazione, usando spesso il sesso e la masturbazione come eccitante. Secondo Spare era la mente inconscia a essere fonte ed esecutrice di tutta la magia. I pubblicitari odierni, e gli odierni spin doctor politici potrebbero certo convenire con lui. E infatti, come vedremo, questa magia è arrivata in politica anche attraverso la rete. Per arrivare a questo inconscio magico, Spare utilizzava le ‘posture della morte’, entrando in uno stato di coscienza tra il sonno e la veglia, uno stato ipnagogico che facilita le
esperienza psichiche. Come è scritto nella Genesi che prima della creazione era tutto ‘informe e deserto’, così attraverso la sua magia Spare dava forma alle energie informi del caos creativo. In questa magia del Chaos Magik è il desiderio la causa fondamentale per ‘far accadere le cose’. Quel desiderio Voluptas che abbiamo conosciuto bene nella teoria delle tre Grazie. Insomma, la legge dell’attrazione si potrebbe anche dire. Kenneth Grant, allievo di Crowley, portò avanti il lavoro di Spare, e nel suo libro The Magical Revival, stabilì un collegamento inesistente tra la magia di Crowley e la misteriosa letteratura di H.P.Lovercraft, che in realtà rigettava qualsiasi tipo di magia e realtà occulta. Lovercraft è stato uno scrittore, poeta, critico letterario e saggista statunitense, riconosciuto tra i maggiori scrittori di letteratura horror insieme a Edgar Allan Poe e considerato uno dei precursori della fantascienza angloamericana. Ma i suoi personaggi diedero vita a numerosi culti magici, rituali e cerimonie per attrarre e propiziare gli orrori cosmici. Nei suoi scritti la ricerca della conoscenza proibita guida molti dei personaggi principali.
Tuttavia questa ricerca, sebbene eroica, si rivela spesso disperata: quando si giunge alla conoscenza, la sanità mentale dei protagonisti, che giungono sempre a ricomporre questo "quadro d'insieme", definendo la trama degli stessi racconti, finisce spesso per essere minata. Coloro che incontrano le manifestazioni "viventi" dell'incomprensibile hanno una elevata probabilità di impazzire. I personaggi che tentano di utilizzare per i propri fini questa conoscenza finiscono quasi sempre per affrontare un triste destino. A volte la loro attività attira l'attenzione di esseri malevoli; altre volte vengono distrutti dai mostri che loro stessi hanno creato. L’uso dei personaggi di Lovercarft fu un primo esempio di come la Chaos Magik usa la cultura per i propri scopi. Il fine è quello di indebolire il pensiero razionale e dare accesso a un qualche stato di coscienza liminale. Lo stesso scopo della pubblicità, e aggiungerei lo stesso scopo occulto della comunicazione politica odierna. La Chaos Magik si legò anche ai movimenti anti arte degli inizi del ventesimo secolo, tra tutti il Dadaismo, che dovevano il loro effetto proprio alla illogicità e alla contraddittorietà che creavano. Ma fu
negli anni settanta che lo scrittore Robert Anton Wilson promosse una ‘filosofia del caos’ attraverso la Trilogia degli illuminati. Una satira delle teorie complottiste, che guarda caso vede tra i suoi personaggi Eris, la dea greca della discordia, nota a Roma come Discordia. La Chaos Magik esplose poi a Londra negli anni Settanta, e diventò atemporale e astorica, manipolando a suo piacimento il passato e il presente e anche il futuro. Considerò l’idea di realtà un anatema: i maghi del caos amano gli inganni, i giochi di parole, la decostruzione delle credenze. La Chaos Magik appare nel 1976 con un gruppo di occultisti di North London chiamato Stoke Newington Sorceres. Il loro primo manuale fu il Liber Null e Null significa zero. La Chaos Magik non voleva creare il pentacolo perfetto, né sentirsi in comunione con la natura o dialogare con il proprio Santo Angelo Custode, voleva ‘far accadere qualcosa’, voleva il potere reale. Ciò che da sempre la magia cerca e promette. La Cahos Magik nasce ufficialmente nell’anno in cui viene pubblicato Anarchy in the U.K., il singolo debutto dei Sex Pistols. Tanto che i maghi del Cahos si guadagnarono l’appellativo di ‘maghi del
punk’. La teoria di fondo della Chaos Magik è: fallo da solo e crea più caos che puoi. Molto dionisiaco. Curiosamente il motto della Nike è: jus do it! Fu fondato un collettivo privo di rigide strutture gerarchiche, chiamato Illuminati di Thanateros, dal dio greco della morte Thanatos, e del sesso Eros. Un tratto caratterizzante di questa magia è l’incorporazione di icone culturali. Lo scrittore di fantascienza Micheal Moorcok nei suoi libri inventò come simbolo delle forze del Caos la stella a otto punte, che diventerà poi il logo della Chaos Magik. Esistono foto in rete che ritraggono il consigliere tradizionalista di Putin, Aleksandr Gel’evic Dugin, con la stella del caos sullo sfondo.
I caotes non compiono rituali magici tradizionali, e per tenere lontani gli spiriti indesiderati si limitano a urlare ‘fanculo, bastardi’. Vi ricorda qualcosa? O ricorrono alla tecnica del ‘ridere in faccia’, un atteggiamento scherzoso e fantasioso che affascina. E lo abbiamo ben visto. L’organizzazione più famosa fu il Thee Temple Ov Psychick Youth (TOPY) formata dal performer Genesis P. Orridge, noto per condire i propri spettacoli con pornografia e immagini naziste. Il TOPY voleva esplorare il lato trasgressivo della magia. Il TOPY influenzò la Process Church of Final Judgment, e anche Anton La Vey della Chiesa di Satana. Orridge sosteneva la ‘occultura’, una mescolanza tra occultismo e cultura popolare che alla fine caratterizzò la Chaos Magik. La Chaos Magik si fonde con la vita moderna, ne abbraccia la fluidità, è in sintonia con i tempi e non con l’infinito. Piace la fluidità, la transitorietà e piace produrre una pletora di immagini. L’applicazione della tecnologia e la saturazione mediatica, secondo la Chaos Magik, permettono di mescolare senza fini gli stili, per cui elementi del presente, del passato e futuri possibili sono evocati per tutti gli aspetti del quotidiano. Una
magnifica descrizione di Facebook. La fluidità e il caos del mondo attuale, debbono essere usati a proprio vantaggio. Il desiderio deve scendere nelle profondità dell’inconscio, nel caos interiore primordiale, estendendo i confini del realizzabile. O almeno i caotes credono che così accada, che si estendano i confini del realizzabile, e che le cose che desideriamo dunque accadano. Si agguanta il flusso degli eventi e lo si indirizza verso ciò che si vuole. La rete in questo senso sembra offrire infinite possibilità. Esiste una realtà sincronica, di eventi esteriori e interiori che accadono in maniera sincronizzata, appunto, senza nessi causali apparenti e che possono cambiare la realtà: le cosiddette coincidenze significative1. L’operazione magica inizia con la dichiarazione di intenti, ovvero quello che si vuole fare. Come nel pensiero positivo deve essere qualcosa di raggiungibile con strumenti normali, anche se il concetto di normale è assai ampio. La Chaos Magik è dunque l’arte di far accadere delle coincidenze, e inizia col cambiare la mentalità. Un po’ il concetto della rana bollita. Se si pensa in maniera
1 Pare che anche Michael Ledeen abbia citato di recente queste ‘coincidenze significative’.
differente, si agisce anche in maniera differente, e la stessa cosa succederà a chi ci sta attorno. Bisogna spezzare le abitudini cognitive e fare un salto al di là di quello che conosciamo: abbandonare la tirannia della realtà consensuale. Si lavora insomma sul potere della convinzione, la volontà di credere che può portare a realizzare cose straordinarie. Ma questa volontà non opera per il bene o per il male.
Opera.
Lo spin doctor magico
Pochi sanno che la carriera di Valdimir Putin è stata preparata dal suo spin doctor Vladislav Surkov, che dal 1999 al 2013 è stato vicecapo dell’amministrazione presidenziale, e vice primo ministro di Putin. Surkov è un tipo particolare: ama il gangsta rap, un genere musicale derivato dal rap, che attraverso testi esplicitamente violenti e omofobi, si sofferma su temi come droga, sesso, armi, e in generale sulle attività criminali inerenti allo stile di vita delle bande di strada e dei gangster; la poesia Beat e la narrativa post moderna. Surkov è probabilmente l’autore di un romanzo satirico del 2009 Almost Zen che prende in giro la vita russa del Ventunesimo secolo. Il romanzo ridicolizza proprio l’ambiente cinico e fatto di sole strategie delle pubbliche relazioni, l’ ambiente che Surkov stesso ha contribuito a creare. Alle pareti di casa sua ha appeso poster di Jhon Lennon e Che Guevera, e sul desktop del computer ha le foto di Tupac Shakur e Vladimir Putin. Scrive saggi di arte moderna e anche testi per una rock band. Ai vernissage si presenta con
giacchetta in pelle e maglietta bianca. Surkov è stato l’eminenza grigia di Putin. Se Trump è stato il primo presidente americano da reality show, Surkov ha fatto dell’intera politica russa una estesa edizione del Grande Fratello ben prima che ciò succedesse in occidente. Vladislav Sukov è nato nel 1964 in Cecenia, con il nome di Aslambek Dudayev. I genitori erano degli insegnanti, ma il padre abbandonò presto la famiglia. Surkov era uno studente brillante, gran seduttore. Si trasferì presto a Mosca dove provò varie occupazioni, dalla metallurgia al teatro, per poi finire nell’intelligence militare, chissà come, mi domando. Ma fu anche attratto dall’ambiente artistico di Mosca, nel quale era molto popolare la performance art. A ventitrè anni divenne guardia del corpo di Michail Borisovic Chodorkoskij, uno dei più potenti oligarchi russi, dopo averlo incontrato a una lezione di arti marziali. Anni dopo Putin fece arrestare proprio Chodorkoskij che lo intralciava nella sua scalata al potere. Nel 1992 fu Surkov a lanciare la prima pubblicità televisiva della Bank menatep fondata da Chodorkoskij. L’oligarca russo nella pubblicità appariva con le mani piene di banconote,
mentre rassicurava gli spettatori che sarebbero potuti diventare ricchi come lui. Una sorta di Trump, russo. Surkov alla fine litigò con Chodorkoskij e andò a lavorare per una banca rivale. Quando l’oligarca fu arrestato da Putin nel 2013, fu proprio Surkov a ideare una campagna mediatica che ritraeva il suo ex datore di lavoro dietro le sbarre. Molti ne restarono colpiti e Surkov rispose che :«Non ci sono limiti alla flessibilità umana». Avrebbe potuto rispondere con il motto di Crowely ‘Fai ciò che vuoi’. Surkov fu poi assunto dal centro di produzione televisiva russo Ostankino, proprio nel momento in cui iniziava l’ascesa al potere di Putin. Ma, Surkov lavorava ancora per l’intelligence? Chissà. Comunque sia, quando Surkov iniziò a lavorare al centro di produzione televisiva di Ostankino, i media nazionali erano nelle mani di Boris Abramovic Berezovskij, ingegnere e matematico che aveva rifiutato la carriera universitaria (nota biografica comune con i matematici di Reinassance Technology). Era stato Berezovskij a organizzare la rielezione di Eltsin del 1996 con l’aiuto del miglior politologo del Cremlino, Gleb Pavlovsky. Mentre era in ospedale Berezovskij
ricevette la visita di Surkov che, guarda caso, si era ritagliato uno spazio nello staff del presidente Eltsin. Quest’ultimo all’epoca era ormai alcolizzato e ammalato, aveva subito un grosso danno dalla guerra in Cecenia, iniziava dunque a rendersi necessario un successore. Lo staff di Eltsin fece un sondaggio, che dimostrò come la scelta sarebbe dovuta cadere su qualcuno come l’eroe della serie televisiva degli anni Settanta Semnadtsat mgnoveniy vesny (Diciassette momenti di primavera). La serie, che fu girata dalla regista Tatyana Lioznova, conquistò letteralmente i russi: dal presidente Breznev in giù, ogni sera, per ben dodici sere dell'estate del '73, alle 19 e 30 fra i cinquanta e gli ottanta milioni di spettatori si incollavano alla tv per seguire le avventure di una spia russa infiltrata fra i nazisti sul finire della Seconda guerra mondiale. La spia, interpretata da un bell'attore ovviamente russo (Vyacheslav Tikhonov), si chiamava Max Otto von Stierlitz, ed entrò talmente nell'immaginario del Paese che nel 1999 appunto, a un sondaggio sul presidente ideale, Stierlitz si aggiudicò il secondo posto, dopo il generale dell'Armata rossa Zhukov. Il successo (ancora oggi)
della serie è tanto più incredibile se si considera che nacque semplicemente come pubblicità per reclutare nuove spie nel Kgb. Jurij Andropov commissionò una serie di libri, canzoni e film. Andropov si innamorò di un giallo di Yulian Semyonov, aprì all'autore gli archivi del Kgb, mentre alla Lioznova ordinò di realizzare una serie in due settimane, «assistita» dal vice dello stesso Andropov e da altri due membri del Kgb. Si dice che Breznev abbia spostato una riunione del Comitato centrale, per non perdere una puntata. Le repliche sono andate avanti anni. Vladimir Putin che era entrato in politica dopo aver rassegnato le dimissioni dal KGB, già nel 1996 si era unito allo staff di Eltsin e sembrò perfetto per ricoprire il ruolo emerso dal sondaggio. Vedete come anche Putin sia sorprendentemente, come Trump, collegato al mondo televisivo. Fu Brezosvskji a spiegare a Surkov la sua idea, durante la visita di quest’ultimo in ospedale: fondare un nuovo partito politico imperniato sul Cremlino, conquistare il potere e conservarlo. Nel 2000 con una vittoria schiacciante Valdimir Putin diventò il secondo presidente della Federazione Russa: la sua prima decisione fu quella di
impadronirsi della televisione nazionale, dei giornali e di altri organi di stampa. Da quel momento fino al 2013, anno in cui si è ufficialmente ritirato dalla vita politica, Surkov ha gestito la nazione come un meraviglioso teatro postmoderno, pieno di esperimenti con modelli politici vecchi e nuovi. Surkov si impadronì del vocabolario democratico e liberale, mettendolo a servizio di un sistema totalitario. Il suo obiettivo era di creare una dittatura postmoderna che utilizzasse il linguaggio e le istituzioni del capitalismo democratico a fini autoritari. Surkov la chiamava ‘democrazia controllata’. In effetti, la stabilità che Putin riuscì a dare a una società russa collassata, innalzando di molto gli standard di vita, compensò la perdita della libertà, e assicurò un alto grado di consenso. In un mondo in cui tutto è pubbliche relazioni, immagine e fascino, nozioni come verità, libertà e realtà sono negoziabili. Surkov puntava sulla PNL (programmazione neuro linguistica): bisognava diventare padroni della realtà. Anche i maghi del caos, i caotes, si ispirano alla PNL. Surkov ha sempre avuto ben chiaro il detto di Goebbels “la propaganda
deve intrattenere”. Per cui la stessa politica, è essenziale che diventi ‘intrattenimento’. Surkov, grazie alla televisione e alla stampa, eseguiva veri e propri numeri di magia politica, creando una realtà nuova e diversa ogni giorno. Trovò una sintesi perfetta tra il controllo di antica memoria sovietica e l’intrattenimento occidentale. Gestire la democrazia ormai voleva e vuole dire: intrattenere la gente e divertirla. Surkov ricorse ai talk show (il loro smodato uso anche in Italia, non dipende solo dai costi bassi), a nuove trasmissioni televisive, reclutò oratori esuberanti e ‘folli’, che creano magari il simulacro di una discussione reale. Nutrì i sentimenti nazionalisti russi e le paure russe. Intrattenimento fattuale si chiama: una miscela di show business e propaganda, indici di ascolto e autoritarismo. La macchina mediatica di Surkov cercava sempre di assecondare il desiderio dei consumatori. Le indagini di mercato diventarono fondamentali, facendo ricorso a continui sondaggi e inchieste per scoprire cosa voleva il pubblico. Perché bisogna impegnarsi a far vivere al pubblico ciò che desidera. Come consigliano di fare i maghi del caos, gli ‘oppositori’ vanno combattuti
rendendoli risibili e sfruttandoli. Surkov creò addirittura dei partiti di opposizione fittizi per dare una parvenza di libertà di opinione, lasciando la libertà di discutere questioni importanti, non certo la libertà di decidere, alla fine. Ogni vera opposizione era sempre ignorata dai media. Se eri un vero oppositore, non apparivi nei programmi tv. Surkov finanziava e promuoveva movimenti di opposizione, cui consentiva di scontrarsi per produrre l’impressione di una dialettica politica, mentre era solo lui che da dietro le quinte manipolava il gioco. Promuoveva festival artistici d’avanguardia e contemporaneamente sosteneva fondamentalisti religiosi. Creò anche un movimento simile alla gioventù hitleriana, Nasi (Nostri), composto da adolescenti cresciuti a suon di nazionalismo e patriottismo. Diceva ai dirigenti televisivi chi dovevano appoggiare e chi dovevano criticare, chi poteva apparire nei programmi e chi no, anche ricorrendo a cospicue mazzette. Figure eccentriche sfilavano sugli schermi televisivi russi. Tra questi Anton Vaino, il capo dello staff presidenziale, ritenuto l’autore di un articolo intitolato ‘The Capitalization of
The Future’, nel quale presentava un nuovo sistema di governo per l’era post moderna. Nel racconto esiste un dispositivo chiamato Nooskop che può accedere alla coscienza globale, e rintracciare e registrare i cambiamenti della biosfera e dell’attività umana. Capace cioè di leggere la mente del pianeta. Qualcosa di simile ha tentato di fare Steve Bannon con la sua Cambridge Analytica, la società di consulenza britannica specializzata nel data mining e analisi dei dati. Cambridge Analytica ha lavorato per la campagna presidenziale di Trump e per i sostenitori della Brexit, ed è finanziata da Robert Mercer. E dove abbiamo già incontrato Robert Mercer? Ve lo ricordate? Robert Leroy Mercer è uno scienziato informatico americano, sviluppatore delle prime intelligenze artificiali e co-CEO di Renaissance Technologies.
La Renaissance Technologies, è stata fondata dal matematico Jim Simons nel 1982. Simons è stato ex capo di dipartimento di matematica dell'università di Stony Brook e professore anche al MIT e a Harvard. Un’ inchiesta di Bloomberg ha cercato di fare luce su
questa misteriosa entità, scoprendo che la società è un avanzatissimo laboratorio di matematica, con computers, complesse basi statistiche e un esercito di laureati votati alla sistematica ricerca di anomalie sui vari mercati. A Renaissance sono bravi a tenere segreti questi sistemi, e a modificarli con grande rapidità. Nel 2007 il fondo ha perso un miliardo di dollari per via del crollo del mercato delle cartolarizzazioni immobiliari. Ma si è trattato di una parentesi. Siamo a sessanta miglia ad est di Wall Street, in una lingua di terra che separa Long Island Sound e Coscience Bay. I palazzi qui, sono da milioni di dollari, e fanno parte di un piccolo villaggio chiamato Old Field. Gli abitanti del posto hanno però dato un altro nome a questo territorio: la Riviera del Rinascimento. Questo perché i più ricchi residenti della zona sono scienziati, e lavorano per il fondo denominato Renaissance Technologies, con sede nella vicina East Setauket (satauket). Questi scienziati, per lo più matematici, sono i creatori e controllori del fondo di investimenti più grande del mondo: Medallion. Medallion ha circa 300 dipendenti della società Renaissence, novanta per
cento dei quali sono laureati in matematica. Il fondo è molto più redditizio rispetto a quelli gestiti dai miliardari Ray Dalio e George Soros. E simili profitti sono stati fatti in un tempo più breve e con meno attività in gestione dei fondi di Dalio e Soros, inoltre Il fondo quasi mai perde denaro. Il suo più grande flop in un periodo di cinque anni è stato solo di mezzo punto percentuale. Tutti hanno sentito parlare della Renaissance, ma quasi nessuno sa ciò che accade all’interno: questi matematici ricordano più i pitagorici, e cioè una setta filosofica di matematici, che topi da laboratorio. L’azienda gestisce tre fondi hedge, aperti a investitori esterni, che insieme coinvolgono circa 26 miliardi di dollari. Quasi nulla si sa di questo piccolo gruppo di scienziati, il cui vasto patrimonio è superiore al prodotto interno lordo di molti Paesi e influenza sempre di più la politica degli Stati Uniti. I proprietari e i dirigenti del Renaissance rifiutano sempre di commentare se non tramite il portavoce della società. “Rinascimento” è un sistema unico, anche tra gli hedge fund, per il genio e l’eccentricità della sua dirigenza. Peter Brown, uno dei bosss, di solito dorme su un letto nel suo ufficio. Il
suo omologo, Robert Mercer, raramente parla. I due sono laureati in matematica e teorici della famosa teoria delle “stringhe”. Il mistero dei misteri è il modo in cui Medallion è riuscito a rendere rendimenti annuali di quasi l’80 per cento in un anno, al lordo delle commissioni. La spiegazione è che: i computer di Renaissance sono alcuni tra i più potenti al mondo. I suoi dipendenti hanno più dati e meglio organizzati. Hanno trovato più segnali su cui basare le loro previsioni e hanno modelli migliori per l’allocazione del capitale. Prestano molta attenzione al costo dei vari trade e di come il trading si muova sui mercati. Il successo di Renaissance, spetterebbe alle persone che hanno costruito, migliorato, e che mantenuto gli algoritmi di Medaillon, molti di questi scienziati sono partiti dalla IBM nel lontano 1980, dove hanno usato l’analisi statistica per affrontare le sfide più scoraggianti all’epoca pionieristica dei computer. Tuttavia non è chiaro come sia possibile che nessuna informazione sia mai trapelata, molti modelli di Hedge sono simili, e i dipendenti migrano da Hedge ad Hedge, da Goldman a JP Morgan. Invece da Renaissence non se ne è andato mai nessuno, o se
qualcuno se ne andato non ha replicato tali strategie. E' possibile che il nucleo del modello decisionale sia stato sviluppato dal fondatore nel lontano 1986 e che da allora i dipendenti si occupino solo di creare l'infrastruttura software che massimizza l'efficienza dell'Algoritmo predittivo attraverso l'esecuzione dei segnali in uscita? Se ciò fosse vero, spiegherebbe perché non c'è fuga di segreti, perché guadagna solo Medallion, ma si paleserebbe un mistero ancora più grande: il modello avrebbe forte dosi di componenti deterministiche e le ottimizzazioni stocastiche interverrebbero solo nella parte residuale di un ipotetico decision tree, il che violerebbe il principio della aleatorietà dei mercati. Come dire che alla Reinassence sarebbero in possesso della legge deterministica dei mercati. Un cosa che somiglierebbe molto alla pietra filosofale, tenendo conto che tale modello sarebbe stato concepito in un'epoca in cui le capacita computazionali erano un infinitesimo di quanto lo sono oggi. Pochi sanno che James Simons il fondatore di Reinassence fu all’inizio della sua carriera un crittografo e lavorò per la difesa degli Stati Uniti
prima di essere licenziato, apparentemente, per la sua insubordinazione riguardo alla guerra contro il Vietnam e per aver parlato con la stampa. Fece i suoi soldi inizialmente tramite un investimento in Colombia, e poi con il fondo Limroy, un precursore del fondo Medallion. Ha sempre reclutato personale che non ha mai lavorato a Wall Street. I suoi investitori inizialmente furono gente come Jimmy Meyer (fu sequestrato in Colombia per 42 giorni) uno dei più vecchi amici di Simons e Edmundo Esquenazi, uomo d'affari di origine ebraica che fondò società emblematiche come Pavco, Mexichem Resinas Colombia (ex Petco) e Propilco. Ma Simons è anche legato all’affare Madoff, la truffa schema Ponzi.
Ritornando al nostro Surkov e Cambridge Analityca di Bannon, Il sogno è quello di mettere mano all’inconscio collettivo. E il mezzo è sicuramente la rete. La capacità di registrare trend, predire e controllare i movimenti globali, diventa assai facile e allettante attraverso al rete.
Ma anche la tv ha il suo peso. Surkov fece entrare nel circo televisivo russo personaggi assai strani, un po’
quello che sta succedendo oggi in Italia in tv e in rete nella contro informazione. Vyacheslav Skylarov, un senzatetto che entrava e usciva dal manicomio, autore di teorie complottiste e utopie politiche; Anatoly Kashpirovsky, ipnoterapista che caricava di energia curativa i bicchieri d’acqua dei telespettatori attraverso gli schermi televisivi; Grigori Grabovoi, matematico e guaritore che affermava di poter resuscitare i morti; Vyacheslav M. Bronnikov, il ricercatore russo che restituiva la vista ai ciechi attraverso lo ‘sguardo interiore’; Vladimir Vol’fovic Zirinovskij, demagogo nazionalista che si offrì di ingravidare tutte le donne sole e di inondare la Germania di rifiuti nucleari. Questi sono solo alcuni dei personaggi ‘particolari’ che affollarono le televisioni russe con il placet di Surkov. Ma fu con la guerra in Ucraina del 2014 che probabilmente Surkov tentò di mettere in pratica il suo grande esperimento magico/politico sull’inconscio collettivo. Il conflitto può essere letto come un gigantesco esperimento per testare le possibilità di conquistare militarmente la noosfera di altre nazioni, con una nuova guerra di propaganda ‘fisica’ e senza limiti. Quando nel 2014 le
manifestazioni pro UE (anche queste tutte da rileggere), costrinsero il presidente uscraino filorusso Janukovyc a scappare, Putin rispose annettendo la Crimea e dando vita a una guerra segreta nel paese. Appoggiò una rivolta por Russia nella zona est dell’Ucraina, che portò alla formazione di due repubbliche popolari nella regione del Donbass e a una guerra civile tutt’ora in corso. I patrioti ucraini filorussi erano in parte truppe speciali di Putin, che prima negò per poi ammetterlo tacitamente. In patria, la faccenda fu oggetto di una spietata propaganda. La cosa più strana fu l’ondata di finti personaggi in corsa per le elezioni locali: quindici Darth Vader e altre figure di Star Wars si impegnarono nella campagna elettorale ucraina. L’imperatore Dimitri Palpatine ottenne un seggio nel consiglio comunale di Odessa, mentre Chewbacca fu arrestato durante le votazioni. Scherzi alla Anonymous, una beffa destabilizzante per il sistema, colpi dei maghi del Chaos. E stiamo parlando di Odessa, un porto estremamente importante per la Russia. Le elezioni si tramutarono in uno scherzo, a Donec’k capitale dello Stato federale della ‘Nuova
Russia’, vinse Aleksander Zacharcenko, un elettricista diventato capo militare. Il suo rivale non fece campagna elettorale e concordò con le sue proposte, la più interessante era quella di alzare le pensioni in modo che gli anziani potessero recarsi Australia almeno una voltal’anno e sparare a dozzine di canguri. Zacharcenko, prestò giuramento in un teatro. Il vice ministro della difesa fu per un certo periodo Fyodor Berezin, scrittore di fantascienza autore di romanzi nazionalisti che paventavano l’imminente invasione di demoni Yankee, neofascisti e omosessuali europei. Berezin crede come Elon Musk, che la nostra realtà sia una simulazione creata da un calcolatore oscuro che include il mondo intero e che è custodito all’interno di un buco nero. Prima del 2014 Berezin e altri scrittori ucraini scrissero molto su un prossimo conflitto tra la Russia e la NATO, quasi dovessero preparare l’opinione pubblica. Berezin proclamò di essere protetto da forze occulte che lo rendevano immune ai proiettili. Parlava di matrix cosmica, della possibilità di spostare i confini della realtà.
In un web cast del 2006 fu chiesto a Putin se riteneva possibile che Cthullu, la gigantesca creatura ideata da Lovercraft, potesse risvegliarsi dal suo torpore nell’Oceano Pacifico. Putin rispose serio, suggerendo di procedere con cautela e di leggere la Bibbia per trarne qualche indicazione. Gli spettatori la ritennero la quarta domanda più interessante del programma, subito dopo quelle riguardanti la vita sessuale del presidente.
Sta operando in politica la magia del caos di derivazione rinascimentale?
Vorrei chiarire che per me non si tratta più di destra o di sinistra. Sia la destra che la sinistra hanno usato e usano la magia in politica, nella Storia, per fini di potere. E’ stata messa sicuramente più in evidenza la Magia della ‘destra’, perché il nazismo è stato copiosamente studiato e analizzato da questo punto di vista. Ma, ora, con la rete, con le possibilità che essa offre per manipolare l’inconscio collettivo, le ‘ideologie’ non servono più. Serve solo la Storia, spezzettata, confusa, resa a slogan, vissuta attraverso le emozioni (fascisti/antifascisti in Italia o sovranisti/europeisti), serve solo la Storia per manipolare attraverso la rete, l’inconscio collettivo. Basta avere i dati giusti, l’algoritmo giusto, e sposti voti in pochissimo tempo operando su una massa informe mossa solamente dalle emozioni, quali ad esempio l’indignazione, la paura, la gioia, la pietà. Un meme tira l’altro, e un meme può essere capovolto nel suo contrario, come abbiamo visto nel caso di Giorgia Meloni qui in Italia. Dal capovolgimento di un
meme di fb, la Meloni ha anzi iniziato la su ascesa nei sondaggi, tra l’altro. Una notizia falsa può operare come una notizia vera, perché non è più questione di verità o finzione ma di Potere. La realtà si crea. Che tu sia individuo isolato o parte di un gruppo, la manipolazione arriva lo stesso a segno. Stiamo vedendo proprio in questo periodo in Italia, come attraverso FB si possa organizzare in pochi minuti una opposizione politica dal nome improbabile. Vera? Falsa? Vi pare possa essere vera una cosa che nasce dalla rete? In un mondo virtuale? Quanto possono essere ‘veri’ coloro che scendono in piazza chiamati dalla rete? Non vi pare che la abbiamo già vissuta questa genesi con il Movimento Cinque Stelle? Il Movimento ha indubbiamente legami con lo zio Sam, e la magia del caos. Il Movimento cinque stelle ha avuto come parola d’ordine una parola propria ai maghi del caos. E questi maghi del caos, che vogliono creare la realtà e scrollarsi di dosso anche Crowley e i suoi rituali, non sono né di destra né di sinistra. Come appunto ha sempre detto di essere il Movimento. Tanto che sinistra e destra, poi, nella pratica fanno le stesse politiche. I maghi del caos, sono maghi del
Potere nudo e crudo. Cadute le ideologie delle quali non c’è più bisogno, rimane il Potere nudo e crudo. Per cui è naturale che i maghi del caos passino da destra e sinistra, dalla Russia all’America, dall’Europa all’America alla Russia. Perché non è più questione di nazioni, di spie, di guerra fredda, di idee, ma di Potere. Di soldi e Potere, come mai è stato prima nella Storia umana. E questi maghi hanno tra le mani, con la rete, un potere che mai prima maghi e politici hanno avuto.
Cambridge Analytica era una società britannica di consulenza che fondeva l'analisi dei dati, il data mining e l'intermediazione dei dati con la comunicazione strategica per varie campagne elettorali. E’ stato Christopher Wylie, ex dipendente di Cambridge Analytica, a svelare il meccanismo di raccolta dati da parte dell’azienda ai quotidiani Guardian e New York Times, che il 16 marzo 2018 hanno reso pubblico lo scandalo digitale. Robert Mercer, boss di Renaissance Technology fonda Cambridge Analytica nel 2013. Secondo Forbes, nel 2016, ha speso più di 25 milioni di dollari per
sostenere la campagna di Trump attraverso un super PAC (political action committee) conservatore, Make America Numer 1, presieduto dalla figlia Rebekah. Di Cambridge Analytica facevano parte: Global science research, la società di proprietà dell’accademico russo-americano Aleksandr Kogan, che si occupa di ottimizzazione delle strategie di marketing attraverso il potere dei big data e delle scienze psicologiche; la Strategic Communication Laboratories, una società privata di ricerca comportamentale britannica e società di comunicazione strategica; Steve Bannon è stato la mente che ha portato alla nascita di Cambridge Analytica, inoltre è stato uno dei più fidati collaboratori di Donald Trump, coordinatore della sua campagna elettorale e, per parte del 2017, membro del Consiglio Nazionale per la Sicurezza; Aleksander Kogan, ricercatore di Cambridge, esperto in big data, analisi dei comportamenti sociali e neuroscienze. Sviluppatore dell’app quiz “thisisyourdigitallife”. È l'uomo che ha materialmente raccolto e processato i dati personali di Facebook; Alexander Nix, ex CEO di Cambridge Analytica ed ex direttore del gruppo Strategic Communication Laboratories (SCL
Group società privata britannica di ricerca comportamentale e comunicazione strategica), consulente di ricerca comportamentale e comunicazione strategica. E’ l’uomo che ha convinto Mercer e Bannon a creare l’azienda e a metterla a disposizione di alcune delle campagne politiche più importanti degli ultimi anni; Michal Kosinski, ricercatore di Cambridge, psicologo e scienziato dei dati. Uno dei maggiori esperti di microtargeting comportamentale, ovvero di tutti quei sistemi che generano pubblicità personalizzata su ogni singolo utente, comprendendo anche la parte emotiva.
Cambridge Analytica ha acquisito i dati di 50 milioni di utenti Facebook, solo negli Stati Uniti, tramite la Global science research (Gsr), di proprietà dell’accademico russo-americano Aleksandr Kogan. Nel 2014 avrebbe ottenuto informazioni pagando gli utenti per farsi sottoporre a un quiz sulla personalità, che prometteva di produrre profili psicologici e di previsione del proprio comportamento, basandosi sulle attività svolte online. Per utilizzarla, gli utenti dovevano collegarsi utilizzando Facebook Login, il
sistema che permette di iscriversi a un sito senza la necessità di creare nuovi username e password, utilizzando invece la verifica controllata da Facebook. Il servizio era gratuito, ma come spesso avviene online, in realtà risultava “pagato” con i dati degli utenti: l’applicazione otteneva l’accesso all’indirizzo email, età, sesso e alle altre informazioni contenute nel proprio profilo. All’epoca il social network permetteva ai gestori delle applicazioni di raccogliere anche alcuni dati sulla rete di amici della persona appena iscritta. Facebook ha consentito allo sviluppatore di progettare l’applicazione al solo scopo di raccogliere dati, in teoria a fini accademici. Kogan però è stato in grado di individuare e sfruttare il ‘mezzo’, ottenendo accesso ai dati - seppure in forma aggregata e anonima - di tutte le persone che hanno scaricato e usato tale app, 270mila soggetti, ma anche di tutti i loro “amici”, arrivando a un totale di oltre 50 milioni di utenti. Negli Stati Uniti, Cambridge Analytica è stata accusata di aver rubato decine di milioni di profili e di averli utilizzati per costruire un potente algoritmo in grado di prevedere e influenzare le scelte di voto. Come fa in economia la Renaissance
Technoligies, probabilmente E questo spiegherebbe la presenza di Robert Mercer in Cambridge Analytica. La somma dei “like” di Facebook di ogni singola persona profilata e dei test psicometrici ha permesso di segmentare in maniera più precisa la platea degli utenti. In ambito politico, «segmentare» si traduce nel cogliere in maniera più precisa le tendenze ideologiche di un certo utente, calibrando i contenuti in maniera tale da solleticarne fragilità o motivi di tensione. E magari chiamarlo anche in piazza quando serve…..
La strategia di Cambridge Analytica si è concentrata, in maniera più forte, sul blocco elettorale degli indecisi, ovvero quei cittadini che non sono radicati su una certa inclinazione ideologica, ma che possono essere convinti dagli argomenti più vicini alla propria sensibilità. E’ possibile profilare e targettizzare gli elettori di un determinato quartiere, area, per censo, orientamento politico, propensione al voto, acquisti, comportamenti. Tutto è raccolto e organizzato in grandi database. I messaggi politici a quel punto, se non personalizzati, sono altamente strutturati: nel
tuo quartiere le fogne non vanno? Sono aumentati i furti? Lottiamo per il tuo diritto ad avere armi. E via così: alla rappresentanza sul territorio si sostituisce la politica on-demand. Decine di migliaia di messaggi diversi dicono una cosa sola: conosco il tuo problema e ti darò ciò di cui hai bisogno.
Questi metodi danno la possibilità di predire caratteristiche sensibili di un utente basandosi su un certo numero di “like” di Facebook. Vengono correlati i dati derivanti dai test di personalità con i "MiPiace" del profilo social di una persona, e in media con 68 “like” è possibile predire addirittura il colore della pelle di un individuo con precisione del 95%, il suo orientamento sessuale (88%) e l’affiliazione politica (85%). Con una media di 170 “like” possono essere determinati con grande precisione l'intelligenza, la religione, così come l'uso di alcool e sigarette. I social, sono un database in grado di fornire profilazioni perfette su elementi di incalcolabile delicatezza.
Quando un social vi chiama in piazza, e voi ci andate, avete abboccato come pesci. Le piazze non sono più quelle novecentesche e nemmeno la politica è più
quella. Ora sanno bene come manipolare già da casa “la personalità che guida il comportamento, perché il comportamento influenza il voto”.
Attraverso sofisticati algoritmi non vengono prodotti solamente profili “elettorali”, nel senso stretto del termine, delle persone, ma psicologici, emozionali e caratteriali, ciò permette una “targhettizzazione” estrema e chirurgica dei messaggi di propaganda. Cambridge Analytica ha portato Facebook a un nuovo livello: fino ad allora erano state organizzate campagne elettorali basate su concetti demografici, ad esempio l’idea che tutte le donne dovessero ricevere lo stesso messaggio a causa del loro genere o che lo dovessero ricevere gli afroamericani a causa della loro razza. Ma questa ora è un'idea ridicola. Cambridge Analytica ha utilizzato la psicometria, MAI prima utilizzata.
Il social network di Mark Zuckerberg è in grado di attuare una profilazione accurata della nostra persona, grazie ad un algoritmo che sfrutta i nostri likes. La prova definitiva è stata Apply Magic Sauce, un software sviluppato dai ricercatori del centro di
psicometria dell'Università di Cambridge, tra i quali Michal Kosinski, che trasforma le nostre impronte digitali in un dettagliato profilo psicologico. Una sorta di identikit della nostra psiche, così come appare da ciò che siamo soliti condividere. David Stillwell, uno tra gli autori del software, in un’intervista al Daily Mail, disse: il problema vero «è che noi non riusciremo mai a vedere nel dettaglio cosa fa Facebook dietro le quinte con questi dati personali». Apply Magic Sauce, è la prima applicazione accessibile al pubblico dei non addetti ai lavori, la prima opportunità per metterci di fronte allo specchio e capire cosa i social sanno di noi. Basta entrare nel sito: https://applymagicsauce.com/, accedere con le proprie credenziali Facebook, attendere alcuni istanti, affinché i dati vengano dati in pasto all’algoritmo, e potremmo conoscere la nostra età psicologica, il nostro vero orientamento sessuale, l’apertura mentale, l’estroversione, la stabilità emotiva, la situazione sentimentale, l’umore medio e il grado di intelligenza. Il problema dunque, non è dove stiamo andando, ma dove siamo già.
Siamo tutti manipolabili e manipolati. O meglio, profilati. Abbandoniamo gli schemi di ragionamento del Novecento, soprattutto in politica. Siamo già oltre da un po’di tempo come dimostra la vicenda di Valdislav Surkov, l’eminenza grigia di Putin. Una vicenda che potrebbe essere americana e invece è russa. Ora c’è una ‘magia’ del Potere che non ha più barriere ideologiche e nazionali. E’ da questa bisogna difendersi, comprendendone per prima cosa i meccanismi.
Bibliografia di base
E., Wind, Misteri del Rinascimento, Gli Adelphi, Milano, 2019.
G.Lachman, La stella nera. Magia e potere nell’era di Trump, Edizioni Tlon, Roma, 2019.
F.A., Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Editori La Terza, Bari, 2006.
Ho voluto fornire solo una biografia limitatissima di libri che a mio parere vanno assolutamente letti, nella speranza, appunto, che vengano letti.
Chiaramente nello scrivere il testo mi sono servita di molti più libri e fonti, che però si ritrovano facilmente nei miei articoli pubblicati sul mio blog personale
Fonte: Lara Pavanetto
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