Chi é in realtà Baphomet
Chi é in realtà Baphomet
Tradotto tramite l'Atbash Cipher usato dai Templari, il nome Baphomet sarebbe Sophia, rendendo così Baphomet e Sophia sinonimi, Sophia è il nome della Dea Serpente (Kundalini). Identica l'unione di Shiva e Shakti. Il potere Kundalini era trasferito attraverso il Bacio dei Templari. Baphomet potrebbe essere un sinonimo di "Madre del Respiro". Molto di quello che sappiamo dei Templari e del loro rapporto con Kundalini deriva dalle immagini rimanenti di Baphomet, le tre teste nere, che un tempo adornavano lo scudo di Hughes de Payen, rappresentano collettivamente la Trinità universale e il potere trino della forza vitale. Mentre studiavano il nome Baphomet, i ricercatori sufi e arabi hanno alluso alle sue sfumature gnostiche: sostengono che Baphomet è un'evoluzione dell'arabo “abufihamat”, che significa "padre della saggezza". Affiliano Baphomet a Murrugan, il Jnana Pandita, il Signore di Saggezza Murrugan, che è l'incarnazione del Kundalini e il padre dello gnosticismo in Oriente. Il centro principale di Murrugan nello Sri Lanka è Mylapur, il luogo del Pavone. Il cui culto è identico agli Yezidi, i Mandeani (che ne sono culturalmente collegati) adorano anche Melek Taus, nel loro racconto provenivano dallo Sri Lanka, dove costui insegnò loro la saggezza spirituale per diventare dei. Dalle numerose descrizioni del Baphomet templare e dalla visione delle immagini nella Cappella Templar Rosslyn, il Baphomet dei Templari e l’Uomo Verde sono correlati per immagine e significato, la forza Kundalini. È ben noto che Shiva è una forma successiva del dio vedico Rudra, che prima di diventare un Dio stesso, era un epiteto di Agni. La capra è principalmente il veicolo del Dio del fuoco Agni. Quasi ogni mandala o divisione nel RigVeda inizia con un inno ad Agni. Gli inni vedici lo lodano copiosamente descrivendolo spesso come il Dio e Creatore Supremo. Agni insieme a Indra e Surya costituiscono la prima trinità del Vedismo, di cui in seguito Brahma, Vishnu e Shiva. La somiglianza più sorprendente è stata trovata tra il dio vedico del fuoco Agni e il mesopotamico Enki (sumero) o Ea (babilonese/accadico). Agni è quindi Rudra che in seguito divenne noto come Shiva, dunque Agni è Ea o Satan (l’oppositore). L'immagine del Baphomet dell'occultismo occidentale è stata presa dall'immagine di Shiva. Si noti la posizione delle braccia, una rivolta verso l'alto e l'altra verso il basso. Il Baphomet simboleggia aspetti sia maschili che femminili dell'anima. Le corna sono il simbolo di Mercurio, che è il vril, potere magico, forza vitale, prana. Le ali dell'anima rappresentano la libertà spirituale. La capra simboleggia la fertilità, la fertilità nel moltiplicare la forza vitale, vril, che attiva e solleva il serpente. La "capra dei mille giovani" si riferisce al chakra della corona, "Sahasrara", in sanscrito, che significa "loto dai mille petali”. Il Baphomet templare aveva tradizionalmente un’immaginazione a due teste come quella di Giano. Baphomet significa battezzato in saggezza; saggezza Sophia o Shakti: il potere del serpente. Nel mondo pagano, infatti, al battezzato veniva data una candela accesa, dunque si diceva fosse stato “illuminato”. Satana era anche chiamato Oannes ed era conosciuto come il Dio Battezzatore (leggi in seguito circa i due Giovanni) proprio per questo motivo. Viene mostrato con in mano il calderone o Graal, elisir di lunga vita. Il Battesimo originalmente stava a significare che l'individuo, emergendo dal calderone del Graal, rinasceva in un Dio. Il Cristianesimo é una versione “gentile” di Ebraismo, dove la stessa figura Cristica é diventata col tempo una sorta di simulacro del popolo. Ad esempio, nel Vangelo Cristo sta per 40 giorni nel deserto e viene tentato da Satana, il quale gli promette il potere sul mondo in cambio di adorazione, ma Cristo non si piega; nell’Antico Testamento gli Ebrei restano per 40 anni nel deserto e vengono tentati da Yahweh, che gli promette il potere sul mondo in cambio di assoluta adorazione: gli Ebrei a differenza di Cristo accettano e suggelleranno questo accordo, “Alleanza”, sebbene abbia tutti gli attributi disonorevoli del famigerato “patto col diavolo”. Questi due passi del Vecchio e del Nuovo Testamento sono talmente simili da renderne inevitabile la comparazione. Un Gentile, cresciuto con i valori eroici propri del suo sangue, non si sarebbe mai piegato ad un Dio che tenta di corromperlo con promesse materiali. Un altro elemento su cui porre l’accento è anche l’evoluzione del tentatore biblico: nel Vecchio Testamento è rappresentato da Yahweh, con il benestare del suo popolo, il quale non lo condanna poiché vive il suo tentativo di corruzione come qualcosa di normale, mentre quando la radice entra in terra Gentile, attraverso il Vangelo, la corruzione divina diventa anormale e malefica, pertanto nasce l’esigenza di girare l’amoralità di Yahweh su Satana (che ricordo non significa diavolo, ma oppositore). Con il Giudeo-Cristianesimo gli antichi Dei non solo, dunque, vengono ingiustamente defraudati da Yahweh delle loro virtù, ma si trovano pure costretti a divenire capro espiatorio. Il Calvario del Cristo è la notte dell’Anima dell’Iniziato che affronta l’Absu, e la Resurrezione del Nazareno è altresì la rappresentazione del Sole che risorge, la rinascita dell’Iniziato rinnovato (tra l’altro io non vedo nulla di eretico nei Vangeli apocrifi di Maria Maddalena e Giuda, a mio avviso ne esaltano l’aspetto divino e di Salvatore). Molto similmente possiamo ritrovare numerosi Dei ed eroi del passato, come appunto Osiride, Ishtar, Kore, Tammuz, Attis, Adone, Krishna, Ganesha, ecc... Una lista infinta di personaggi morti e rinati, discesi e ascesi. Prendendo d’esempio i Solstizi e della tradizione misterica: secondo il mito, dopo che Saturno fu detronizzato da Zeus, fu proprio Giano ad accoglierlo, divedendo il trono e gli onori, al fine di permettergli di ricostituire la nuova Era Aurea. Janua/Janus è la divinità preposta ad aprire e chiudere le Porte solstiziali, attraverso le quali il Sole può dare inizio al suo percorso annuale, fatto di Ascesa e Discesa. Janua/Janus e Saturno sono due entità fortemente connesse, non solo entrambi sono legati al Tempo, ma sono anche simili nella propria essenza duale. Saturno è connesso sia al piombo che all’oro, incarna l’aspetto terreno nella sua materialità, ma essendo anche il Signore dell’oro alchemico, lo é dell’anima che si evolve dallo stato caduco dell’umano per tornare al suo stato di grazia primevo. I Saturnali rappresentavano una festività Romana con profondo significato iniziatico, essi celebravano la morte spirituale seguita dalla resurrezione, la rinascita del Sole Invitto, il dio Mitra che è nato da una pietra e che nel solstizio oltrepassa la porta della sua trasmutazione. Janua/Janus non è estraneo a tutto questo, potremmo dire che Saturno e Giano siano in un certo senso aspetti della stessa natura, un’essenza connessa al Tempo, alle Porte, ai passaggi fondamentali dell’iniziazione. Janua/Janus è una divinità antichissima, basti pensare che persino in sanscrito la parola Yana designa le “porte”, “i portali”. E se pensiamo anche all’inglese Janitor, ritroviamo il ruolo preponderante di Giano, ossia “il custode”, il “portiere”, colui che detiene le chiavi di ogni passaggio e concede a colui che intraprende la sua discesa agli inferi di tornare alla sua Luce (notare la connessione Saturno-Venere, tenebre/luce). Anche Ishtar nella sua discesa deve attraversare sette porte come preludio della sua ascesa e anche Lei, come Saturno, incarna sia il principio terreno che quello etereo, la terra umida e nera che genera la vita fisica e la sacralità celestiale di cui è investita. Giano è dunque il “Guardiano della Soglia” e tale soglia è rappresentata simbolicamente dai solstizi, in particolare quello invernale. Nonostante infatti Giano fosse festeggiato pubblicamente a Gennaio (Januarius deriva proprio da Janua), dunque é vero che Giano veniva celebrato in forma misterica proprio durante i due solstizi. È quindi spontaneo pensare che i due Giovanni, Battista ed Evangelista, siano nei fatti le due facce di Giano, l’una ascritta al portale degli uomini (Solstizio d’Estate) e l’altra a quello degli Dei (Solstizio Invernale). Queste due porte annuali sono collegate rispettivamente al Cancro e al Capricorno; la prima si apre a Litha e rappresenta la discesa nel mondo terreno, la seconda è invece segnata da Yule, durante i Saturnali, e rappresenta l’ascesa al divino. La cosa particolare è che Litha viene festeggiato come apice della luce ad inizio dell’estate, mentre Yule è vista come ricorrenza tenebrosa, principia la stagione invernale. Le cose però raramente sono ciò che sembrano e infatti nel Solstizio d’Estate il sole, nonostante sia al suo apogeo, è destinato da quel momento in poi a calare verso le tenebre, così come nel Solstizio d’Inverno, sebbene sia il giorno più buio, il sole comincia la sua risalita verso la luce. I due Giovanni diventano, perciò, le due facce di Giano, i due solstizi con significati inclusi, tuttavia, inizialmente a rappresentare il Solstizio Invernale non era l’Evangelista [che per altro si festeggia il 27 dicembre] bensì lo stesso Gesù Cristo, il quale è stato “fatto nascere” dalla Chiesa Cattolica il 25 dicembre per sostituirsi al culto mitraico del “Sol Invictus”. Fu così che il Nazareno divenne la nuova forma del Dio Sole, mentre Giovanni Battista apriva il portale degli uomini durante il Solstizio Estivo, così Gesù apriva quello divino durante il Solstizio Invernale. In Giovanni 3:30 troviamo infatti: “Egli deve crescere e io invece diminuire”. Teoricamente qui il Battista si riferirebbe al fatto che Cristo deve crescere in quanto Messia, mentre lui deve farsi da parte, ma credo che agli occhi dell’Iniziato sia evidente il parallelismo con il sole che, appunto, dal Solstizio d’Estate [Giovanni Battista) deve diminuire, mentre dal Solstizio d’Inverno (Gesù) deve crescere.
Giovanni Battista è la forma che la mistica cristiana da all’Iniziatore, egli é “colui che battezza”. Giovanni era un Maestro della setta degli Esseni e iniziava i suoi discepoli attraverso l’immersione nelle acque del Giordano, l’acqua come simbolo di vita in contrapposizione con il fuoco dello Spirito Santo, rappresentato invece da Gesù, anch’egli Esseno. Lo Spirito Santo è da intendersi come fiamma spirituale, il fuoco sapienziale di Sophia, la Madre di Saggezza. Gli Ofiti, chiamati anche Naasseni (dall’ebraico nâhâsh che significa sempre “serpente") rappresentano un’eresia gnostica che vede nella figura del Serpente il vero salvatore dell’umanità. Il Serpente tentatore dell’Eden è visto dagli Ofiti come un portatore di luce e conoscenza, un liberatore dalla tirannia di Yaldabaoth, il demiurgo Yahweh (si intuirebbe un parallelismo con Marduk), visto come creatore del mondo e del corpo, ma non come creatore dell’anima. Per gli Ofiti il creatore dell’anima è in realtà la Sophia, madre stessa di Yaldabaoth, sorella “sinistra” del Cristo solare, chiamato anche “Adam Qadmon”. Quest’ultimo era il figlio della trinità ofita, formata dall’Uomo Primo, l’Uomo Secondo e lo Spirito Santo, riconosciuto come l’Agape, la Grande Madre. Sorella “sinistra” perché Sophia, la Saggezza, nacque per errore dalla mano sinistra della Dea Madre, mentre il Cristo nacque dalla destra, grazie anche alla partecipazione dell’elemento maschile (nella Gnosi gli Eoni sono sempre una coppia). Sophia, invece, è figlia solo del femminile, che mentre cadde sulla Terra, generò suo malgrado dei figli, fra cui appunto il sovversivo Yaldabaoth/Yahweh. Metis era la divinità greco-romana della prudenza, della ragione, della sapienza e dell’intelligenza intuitiva, colei che incarnava la prontezza mentale e l’astuzia. Metis era una potente dea delle acque, elemento che ci riconduce al suo ruolo fortemente psichico, fluido. L’acqua è infatti il portale fra i mondi, l’anello di congiunzione fra dimensione terrena e multiversi eterici, ma anche più semplicemente fra mondo interiore ed esteriore. L’acqua è il conduttore universale delle energie, anche quelle psichiche, Metis ne è Signora: è considerata sposa di Zeus e madre della dea Atena. Nella mitologia classica Metis è nota per due episodi in particolare: nel primo mette in campo l’astuzia per riuscire a far rigurgitare a Crono i suoi figli divorati, nel secondo è Lei a venire mangiata da Zeus. Questi passaggi ci danno precise informazioni sulla ciclicità che incarna. Nella prima circostanza Metis estrae da Crono i suoi figli, episodio paragonabile al mito vedico del sacrificio del serpente Vrtra per mano di Indra. Vrtra conteneva ogni cosa nel suo stomaco ed Indra lo sventrò affinché tutti i principi creativi potessero uscire e generare il mondo. Il taglio a metà del grande serpente Vrtra, rappresenta senza dubbio la totalità dell’Uroboro che diviene dualità del Caduceo, ossia la realtà monadica che viene sacrificata per generare la vita. Se nel primo episodio possiamo dunque vedere in Metis “colei che sacrifica”, nel secondo incontriamo “colei che viene sacrificata”, e qui per altro si osserva il sopravvento del patriarcato di Zeus.
Tuttavia, sempre in massima espressione della ciclicità e del tempo, dal suo divoratore nasce a sua volta Atena, nuova forma della Madre, della Metis, della Sophia. Quando Metis venne divorata, era gravida e la figlia Atena si sviluppò così dentro Zeus, per poi nascere dalla sua testa. Questa particolare nascita, ricorda anche il mito di Dioniso, il Trigonos, “nato tre volte”. Esistono diverse versioni riguardo alla generazione di Dioniso ma il più noto ci racconta che in origine Egli era Zagreo, figura prettamente nota in ambito misterico come figlio della Regina degli Inferi Persefone. Zagreo rappresenta il frutto proibito derivante dall’unione fra la Kore (Persefone, la fanciulla che diverrà regina infera) e il Serpente Divino. Zagreo significa letteralmente “fatto a pezzi” e ciò rimanda alle pratiche sinistre di morte iniziatica, ma anche al mito osirideo dello smembramento; io ci vedo anche il Bardo Thodol (libro dei morti tibetano). Zagreo, sotto forma di toro, viene smembrato e divorato dai Titani, ma grazie all’intervento di Atena il suo cuore viene salvato. Zeus allora lo mangiò, affinché la sua anima potesse rimanere viva dentro di Lui, poi si unì alla mortale Semele per farlo rinascere attraverso il suo grembo. Secondo alcune versioni, Semele incontrò la morte prima ancora di partorire e così Zeus, per non far perire Zagreo, lo introdusse nella sua coscia, dove lo incuberà fino alla sua rinascita. Dunque Zagreo nasce due volte, però nella seconda rinascita Egli verrà conosciuto sotto il nome di Dioniso. Un’altra metafora simile, riconducibile al soffio di Sophia, la troviamo sempre nel Vangelo Secondo Filippo, 51: “Vasi di vetro e vasi d’argilla sono fabbricati col fuoco. Ma se si spezzano, i vasi di vetro sono rimodellati, perché furono prodotti mediante un soffio; se invece si spezzano i vasi d’argilla, vanno distrutti, perché furono fabbricati senza il soffio”. Qui c’é un dettaglio in più. Il passo dice che non basta essere generati dal potere creativo di Dio per essere immortali, ma occorre anche essere stati sottoposti al soffio di Sophia. Un altro passo, sempre di Filippo ci fornisce altro: “E il Signore prese settantadue colori, li gettò nel calderone e li ritrasse tutti bianchi e disse: “Il Figlio dell’Uomo è invero giunto come un Tintore”. Qui Filippo illustra il procedimento con cui il Signore si rende Tintore, ossia ponendo settantadue (numero che torna nell’ebraismo ?!) colori in un calderone e facendoli diventare bianchi. Il Tintore, oltre ad essere l’Iniziatore Occulto che intinge l’adepto nelle acque sapienziali e nel fuoco spirituale, è pure chi genera dall’ingenerato. Allo stesso modo può anche attuare il processo inverso. Si sta parlando di creazione e distruzione, di torri elevate ed abbattute, di polvere che si fa carne e carne che si fa cenere. I settantadue colori del Tintore sono le settantadue forze primordiali che, se combinate fra loro, fanno l’essenza eterica sul piano terreno; potremmo dire che sono come dei “colori” primari che, se ben assemblati fra loro, possono generare altre sfumature, e con esse si può “disegnare” il mondo visibile !! Molte cose sono governate da questo particolare fattore, il numero 72, a partire dalla massa della Luna che è un settantaduesimo quella della Terra, così come Saturno è invece settantadue volte più grande, o anche l’asse terrestre che si sposta di un grado proprio ogni settantadue anni. Settantadue è un numero talmente sacro che è stato spesso utilizzato anche in ambito cultuale, come i discepoli mandati da Gesù che erano appunto settantadue, stesso numero erano gli Immortali del Taoismo, i discepoli di Confucio, le razze discendenti da Mosè, gli anziani della sinagoga nello Zohar. Settantadue sono anche le lettere del “nome divino svelato”, le lettere del nome di Dio tratte dal 14 capitolo dell’esodo, versi 19, 20 e 21, il cosiddetto Schemamphorash (ecco l’ebraismo !). Settantadue è anche il risultato gematrico del nome Yahweh secondo la Cabala (tombola !!). Settantadue gradini della scala di Giacobbe, metafora del percorso di ascensione, cammino da intraprendere in questo mondo per accedere a quello superiore. Ovviamente il suo patrocinio sulle forze telluriche ha talvolta conferito a questo numero anche un’accezione negativa, basti pensare che gli stessi Demoni della Goetia (Ars Goetia, da cui la parola Arte Gotica, che sarebbe l’arte evocatoria) sono tradizionalmente settantadue, contrapposti ad altrettanti spiriti delle schiere angeliche. Osiride fu rinchiuso in una cassa (possibile allegoria per il corpo) da settantadue discepoli di Set. Settantadue erano le lingue della famigerata confusione babelica. Maometto credeva che terminare i pasti con il sale, tutelasse dalle settantadue “malattie”. L’astrologia cinese, inoltre, considera trentasei le stelle benefiche e settantadue quelle malefiche, la cui somma dà il numero 108, cifra sacra usata per le ripetizioni dei mantra vedici.
(Da notare che sia 36 che 72 che 108, sommati danno il numero 9, cifra che rappresenta l’ascesa , la Porta degli Dei; così come il 6 rappresenta invece la caduta, ossia la Porta degli Uomini... vi ricordo anche quello che ho sempre detto su Tesla circa il 6 e il 9, di cui 3 é il ponte). La teoria dell’alchimista Fulcanelli si pone su un’interpretazione simbolica del Baphomet di tipo alchemico, interpreta le fattezze come l’unione mistica degli elementi dell’Opera. Ne “Le Dimore Filosofali”, Fulcanelli, analizzando un gruppo scultoreo nel Maniero della Salamandra di Lisieux, associa la figura di un’enorme testa barbuta con il noto emblema bafometico: per l’autore il Baphomet era la creazione templare di un simbolo atto a racchiudere in sé il significato più profondo dell’Opera Alchemica. Fulcanelli continua la sua descrizione del Baphomet, arrivando alla sottostante rivisitazione iconografica: “Il volto del Baphomet era costituito da un triangolo isoscele dal vertice orientato verso il basso, geroglifico dell'acqua che, secondo Talete di Mileto, fu il primo elemento ad essere creato. Un secondo triangolo simile, ma contrario rispetto al primo e più piccolo, si inscriveva al centro e occupava lo spazio in relazione al naso nella faccia umana. Questo triangolo rappresentava il Fuoco e più precisamente il fuoco contenuto nell'acqua, la scintilla divina che penetra nella materia. Sulla base capovolta del grande triangolo era posta la lettera latina H, però più larga, con la barra centrale tagliata da un cerchio mediano. Questo segno ermetico rappresenta lo Spirito universale e cioè Dio stesso. Sempre all'interno del triangolo grande era segnato a sinistra il cerchio lunare a spicchio, e a destra il cerchio solare con al centro il punto apparente. Questi due ultimi segni erano posti come se fossero gli occhi del volto umano. Infine, alla base del piccolo triangolo interno, la croce messa sul globo rappresentava il duplice segno dello zolfo, principio attivo associato al Mercurio, principio passivo e solvente di tutti i metalli. Spesso, un segmento più o meno lungo, posto al vertice del triangolo si divideva in linee a tendenza verticale, dove il profano riconosceva, non l’espressione dell’irraggiamento luminoso, ma una specie di barbetta. Ciò spiegherebbe le diversità delle descrizioni che sono state fatte del Baphomet, che lo vedono come testa di morto con l'aureola, come bucranio, talvolta con la testa dell'egizio Api, o di un capro, o meglio ancora, come l’orribile testa di Satana in persona! Espressioni lontane dalla verità ma che portarono alle accuse di demonologia e stregoneria a carico dei poveri Cavalieri del Tempio”. Qui Baphomet é anche la fusione degli elementi alchemici dell’Opera, giacché lo scopo dell’Iniziazione Oscura è proprio l’evoluzione dell’individuo dove il Magnus Opus è il risultato. Suono, luce e manifestazione sono pertanto fortemente connessi fra loro, poiché elementi indissolubili della Creazione. Secondo i sacri testi vedici, il mondo fu creato grazie al Canto degli Dei, la stessa Bibbia racconta che “in principio fu il Verbo”. Tutto questo ci fa comprendere come il SUONO abbia un ruolo fondamentale nella creazione della realtà, una realtà visibile attraverso la luce stessa che è a sua volta legata al suono cosmogonicamente. La vibrazione sonora é in grado di creare spazi pieni di energia che danno la possibilità alla materia di spostarsi negli spazi vuoti, generando nuove forme. Le vibrazioni possono modificare la realtà attraverso un gioco d’incastri fra il pieno e il vuoto. Essendo la luce vibrazione, si può dunque concludere che è la luce stessa a rendere manifesta la Fas, la legge divina, giacché è la luce a rendere visibile il Verbo, la Luce che rende visibile il Suono.
Ps: il prossimo post sarà un aggancio a questo, dove da una domanda fatta da un acuto utente (a cui ho già parzialmente risposto), spiegando chi erano i Kumara, i Pitri, i Sura/Asura ed i Deva, cercherò di far chiarezza sul ciclo delle e/ronde/pianeti/razze della “dottrina segreta” di H.P. Blavatsky.



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